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Tag: SMATeam

Mindfulness e prestazione sportiva

Allenare la mente per vivere il presente

Vivere il presente: una sfida quotidiana (e sportiva)

Quanto è difficile, nella vita di tutti i giorni, restare nel momento presente senza rimuginare su ciò che è stato o preoccuparsi per ciò che sarà?
E quanto questo continuo spostamento mentale tra passato e futuro può generare stress, tensione e insoddisfazione, sia nella vita personale sia nello sport?

Per gli atleti questa difficoltà è amplificata: errori commessi, aspettative di risultato, giudizi esterni, pressione competitiva. Tutti elementi che rischiano di allontanare l’atleta dal “qui e ora”, l’unico spazio temporale in cui la prestazione può realmente avvenire.

È proprio in questo contesto che la Mindfulness si rivela uno strumento prezioso.

Cos’è la Mindfulness?

La Mindfulness è una pratica di meditazione che comprende esercizi di consapevolezza basati sulla respirazione, sull’attenzione al corpo e sull’osservazione dei pensieri, senza giudizio.

Il termine Mindfulness può essere tradotto come consapevolezza intenzionale del momento presente.
Le sue radici affondano nella filosofia buddista, secondo cui è possibile raggiungere uno stato di maggiore serenità e accettazione di sé attraverso una presenza mentale piena e non reattiva all’esperienza che si sta vivendo.

Negli ultimi decenni, la Mindfulness è stata integrata in ambito scientifico e clinico, diventando uno strumento validato in psicologia, medicina e, più recentemente, psicologia dello sport.

Meditazione e consapevolezza: cosa accade durante la pratica

Dal latino meditatio, ovvero “riflessione”, la meditazione è una pratica che ha come obiettivo quello di allenare la mente a restare focalizzata sul presente.

Durante la pratica mindfulness:

• la mente non viene “svuotata”, ma educata a osservare;

• i pensieri non vengono eliminati, ma riconosciuti e lasciati andare;

• l’attenzione viene riportata intenzionalmente al respiro, al corpo o alle sensazioni.

Questo processo permette all’atleta di sviluppare una relazione più funzionale con i propri pensieri ed emozioni, senza esserne travolto.

Mindfulness e sport: perché funziona?

Nel contesto sportivo, la Mindfulness non serve a “rilassarsi” in senso passivo, ma a stare pienamente dentro l’azione, con maggiore chiarezza e stabilità emotiva.

Numerosi studi scientifici hanno evidenziato come i programmi basati sulla Mindfulness possano migliorare:

• la regolazione emotiva,

• la gestione dello stress,

• la concentrazione sotto pressione,

• la qualità della prestazione.

Secondo Gardner e Moore (2004, 2007), l’approccio mindfulness-based nello sport aiuta l’atleta a ridurre l’interferenza cognitiva (rimuginio, paura dell’errore, pensieri sul risultato) favorendo uno stato mentale più funzionale alla performance.

I principali benefici della Mindfulness per gli atleti

L’integrazione della Mindfulness nei programmi di preparazione mentale porta numerosi benefici, tra cui:

1. Riduzione dello stress e dell’ansia pre-gara
Attraverso la consapevolezza del respiro e del corpo, l’atleta impara a riconoscere i segnali di attivazione e a regolarli in modo più efficace.

2. Regolazione fisiologica
Studi dimostrano un impatto positivo su frequenza cardiaca e pressione sanguigna, favorendo uno stato di attivazione ottimale (Kabat-Zinn, 1990).

3. Migliore concentrazione e focus attentivo
La Mindfulness allena l’attenzione sostenuta e selettiva, fondamentali negli sport ad alta richiesta cognitiva.

4. Incremento di attenzione, memoria e consapevolezza di sé
L’atleta diventa più capace di leggere ciò che accade dentro e fuori di sé durante la prestazione.

5. Maggiore resilienza mentale
Allenarsi a restare nel presente aiuta a recuperare più rapidamente dopo un errore o un momento di difficoltà.

6. Allenamento del respiro consapevole
Strumento chiave per la gestione dei momenti di pausa, delle transizioni e dei picchi emotivi.

7. Migliore qualità del sonno e recupero
La pratica costante favorisce un miglior equilibrio psicofisico, incidendo positivamente anche sul recupero muscolare.

Mindfulness: non solo tecnica, ma mentalità

È importante sottolineare che la Mindfulness non è una tecnica da usare solo in gara, ma una vera e propria abilità mentale da allenare nel tempo, integrata all’interno di un percorso di preparazione mentale strutturato.

Nel lavoro che svolgiamo in Sport Mindset Agency, la Mindfulness viene adattata:

• all’età dell’atleta,

• al livello di esperienza,

• allo sport praticato,

• al momento della stagione.

Perché allenare la mente significa allenare la capacità di stare dentro l’esperienza, non di controllarla a tutti i costi.

Conclusione

In uno sport sempre più veloce, esigente e performativo, la Mindfulness rappresenta uno strumento potente per aiutare gli atleti a ritrovare il centro, migliorare la qualità della prestazione e, soprattutto, il proprio benessere.

Allenare la mente a stare nel presente significa allenare la possibilità di esprimere davvero il proprio potenziale.

Dott.ssa Ylenia Scolta – Dott.ssa Elena Uberti
Sport Mindset Agency

Equitazione e psicologia dello sport: perché la mente fa la differenza

L’equitazione è uno sport in cui la prestazione non dipende solo dalla tecnica o dalla preparazione fisica, ma da un dialogo costante tra cavallo e cavaliere. Presenza mentale, regolazione emotiva e fiducia reciproca diventano elementi centrali della performance.

Proprio per questa sua natura relazionale, l’equitazione rappresenta un contesto privilegiato per l’applicazione della psicologia dello sport.

L’equitazione come relazione mente–corpo

A differenza di molti sport individuali, nell’equitazione l’atleta non è mai solo.
Il cavallo percepisce in modo immediato stati emotivi, tensioni corporee e qualità dell’attenzione del cavaliere.

La letteratura scientifica evidenzia come i cavalli siano altamente sensibili ai segnali non verbali e alle variazioni emotive dell’essere umano (Keeling et al., 2009). Per questo, ansia, paura o ipercontrollo mentale possono influenzare direttamente la qualità della prestazione.

Gestione della paura e fiducia dopo un infortunio

Dopo una caduta o un infortunio, è frequente che l’atleta sviluppi:

• paura del gesto,

• calo di fiducia,

• evitamento,

• ipercontrollo.

Studi in psicologia dello sport mostrano come questi fattori psicologici possano ostacolare il pieno ritorno alla prestazione se non adeguatamente elaborati (Ardern et al., 2013).
Nell’equitazione, questo lavoro è ancora più delicato perché la fiducia dell’atleta si riflette direttamente nella relazione con il cavallo.

Focus mentale e adattamento all’imprevisto

Le competizioni equestri richiedono una forte capacità di adattamento: condizioni ambientali variabili, imprevisti e gestione della pressione.
Allenare il focus attentivo, la regolazione dell’attivazione emotiva e il dialogo interno permette all’atleta di rimanere presente e funzionale anche in contesti complessi (Gould & Maynard, 2009).

Psicologia dello sport ed equitazione

La psicologia dello sport applicata all’equitazione lavora su:

• gestione dell’ansia e della paura,

• ricostruzione della fiducia post-infortunio,

• qualità della presenza mentale,

• relazione cavallo–cavaliere.

Un componente del team Sport Mindset Agency ha vissuto personalmente questo percorso, sperimentando come il lavoro mentale possa trasformare una difficoltà in un’opportunità di crescita sportiva e personale.

Conclusione

Nell’equitazione, vincere non significa solo ottenere un risultato, ma costruire una relazione efficace, restare nel processo e sviluppare consapevolezza mentale.
Allenare la mente significa permettere all’atleta di esprimere il proprio potenziale nel rispetto di sé e del cavallo.

📚 Riferimenti scientifici

• Keeling, L. J. et al. (2009) – Human–horse interactions and horse welfare

• Ardern, C. L. et al. (2013) – Psychological responses after injury

• Gould, D., Maynard, I. (2009) – Psychological preparation for performance

Dott.ssa Margherita Romito – Dott.ssa Elena UbertiSport Mindset Agency

Allenare l’errore – Parte 2

Tecniche, allenamento e ruolo dell’allenatore secondo il metodo SMA

Nel precedente articolo abbiamo esplorato la dimensione psicologica dell’errore e il suo impatto sulla crescita atletica.
In questa seconda parte entriamo invece nel cuore operativo: come si gestisce l’errore e come viene allenato concretamente nei progetti SMA team.

Saper reagire in modo funzionale a uno sbaglio è una competenza mentale che si costruisce, esattamente come la tecnica o la condizione fisica.

Gestire l’emozione dopo l’errore: tecniche utilizzate in SMA team

I secondi immediatamente successivi a un errore sono decisivi.
L’atleta vive un picco emotivo e fisiologico che può compromettere l’azione successiva, soprattutto se non dispone di strumenti adeguati.

Nei percorsi di SMA team vengono insegnate e personalizzate alcune strategie chiave:

1. Regolazione fisiologica

Routine di respirazione, espirazioni lente e tecniche corporee che aiutano il sistema nervoso a ritrovare stabilità.
Queste vengono utilizzate in molti progetti SMA, anche con giovani atleti.

2. Self-talk funzionale

Frasi brevi e chiare che riportano l’attenzione al compito, come:
«Riparto», «Prossima azione», «Questo è un dato, non un giudizio».
Il dialogo interno è un elemento centrale della metodologia SMA.

3. Ancoraggi attentivi

Gesti simbolici e immediati — come stringere il pugno o toccare un punto del campo — che aiutano a tornare nel presente, spezzando il ciclo della ruminazione.

L’obiettivo non è eliminare l’emozione, ma riconoscerla e regolarla per poter proseguire con lucidità.

L’errore: la palestra della resilienza

L’allenamento è il luogo ideale in cui normalizzare l’errore e togliere allo sbaglio la connotazione di minaccia.

Nei progetti realizzati da SMA team con club e settori giovanili, vengono spesso introdotte:

• situazioni di allenamento ad alta probabilità di errore,

• feedback immediati e precisi,

• momenti di riflessione guidata,

• focus sul processo e non solo sul risultato.

L’obiettivo è trasformare l’ambiente di allenamento in uno spazio psicologicamente sicuro, dove sperimentare non è un rischio ma un atto di crescita.

Il ruolo dell’allenatore nel metodo SMA

Gli allenatori sono figure fondamentali nella gestione dell’errore.
Una buona parte del lavoro psicologico svolto da SMA team con staff tecnici riguarda proprio la costruzione di un clima che supporti l’apprendimento.

Un allenatore in linea con il metodo SMA:

• utilizza un linguaggio non punitivo;

• calibra le sfide in modo progressivo;

• valorizza l’impegno oltre al risultato;

• sostiene l’autonomia decisionale dell’atleta.

Questo tipo di clima favorisce resilienza, coraggio e disponibilità a prendersi rischi funzionali.

Dopo la gara: dall’errore alla strategia di miglioramento

Il momento di analisi successivo alla gara è un punto cruciale.
All’interno di SMA, molti progetti prevedono schede, video review e confronti guidati per aiutare l’atleta a leggere lo sbaglio con lucidità.

Durante la revisione:

• si distinguono i fattori tecnici, tattici, fisici e psicologici;

• si identificano elementi controllabili e non;

• si formula un piano di miglioramento concreto.

Il passaggio dall’emozione all’analisi è una delle competenze più preziose che SMA team cerca di coltivare.

Conclusione – Quando l’errore diventa un alleato

Saper gestire l’errore significa saper gestire la propria crescita.
Quando l’atleta smette di temere lo sbaglio e impara a leggerlo, allora sviluppa quella maturità sportiva che SMA team promuove in ogni suo intervento.

L’errore, da minaccia, diventa così ciò che è sempre stato:
un alleato silenzioso, ma potentissimo, nel percorso di evoluzione sportiva.

Tecla Oliveri– Psicologa dello Sport di SMA team

Perché l’errore spaventa – Parte 1

Come SMA team lavora per trasformare l’errore in crescita

Nel percorso sportivo, l’errore viene spesso percepito come una minaccia: qualcosa da evitare, correggere o eliminare il prima possibile. Tuttavia, l’esperienza clinica e sul campo dei professionisti di SMA team mostra un quadro molto diverso.
L’errore non è un antagonista da combattere: è una componente strutturale della prestazione e una delle principali opportunità di sviluppo per l’atleta.

All’interno dei progetti che SMA porta avanti con squadre, federazioni e atleti individuali, la gestione dell’errore è considerata un vero allenamento psicologico. Il modo in cui un atleta vive, interpreta e reagisce allo sbaglio influenza profondamente la sua crescita sportiva e personale.

Perché l’errore fa così paura? La dimensione psicologica

L’errore tocca corde molto profonde: mette in dubbio le proprie capacità, minaccia l’immagine di sé e attiva la paura del giudizio. Per molti atleti — soprattutto giovani — sbagliare significa rischiare di deludere l’allenatore, i compagni, i genitori o il pubblico.
Questa pressione genera ansia, irrigidimento e comportamenti di evitamento che, paradossalmente, aumentano la probabilità di sbagliare di nuovo.

Nei percorsi di SMA team lavoriamo proprio su questo: aiutare l’atleta a distinguere lo sbaglio dal proprio valore personale, rendendo l’errore un dato da osservare e non un’etichetta. È un processo che libera energia mentale e restituisce lucidità.

Errore come feedback: allenare la mentalità di crescita

Uno dei pilastri metodologici di SMA è la growth mindset.
Secondo questa prospettiva, le abilità non sono qualcosa di fisso, ma competenze che si costruiscono nel tempo.
L’errore diventa così un’informazione preziosa: indica dove intervenire e orienta il miglioramento.

Nel lavoro con atleti e staff, SMA team favorisce l’acquisizione di questa mentalità aiutando gli sportivi a:

• separare l’identità personale dalla singola prestazione;

• interpretare l’errore in modo costruttivo e non giudicante;

• mantenere motivazione e stabilità emotiva anche nei momenti critici;

• vedere le sfide come parte naturale del percorso.

La crescita psicologica diventa quindi parte integrante della crescita atletica, non un’aggiunta opzionale.

Conclusione – Il primo passo per cambiare il rapporto con l’errore

Questa prima parte mette a fuoco ciò che spesso non viene allenato abbastanza: la percezione dell’errore.
Prima ancora delle tecniche, delle routine o della revisione post-gara, è necessario sviluppare una visione più sana e costruttiva dello sbaglio.

È esattamente ciò che, ogni giorno, i professionisti di SMA team cercano di trasmettere nei loro progetti: una cultura sportiva che non demonizzi l’errore, ma lo utilizzi come materia prima della crescita.

Di Tecla Oliveri– Psicologa dello Sport di SMA team

Quando il trauma incontra l’EMDR

Quando il trauma incontra l’EMDR

Il valore del lavoro in équipe nella riabilitazione mentale di un calciatore d’élite

Nel mondo del calcio professionistico, la narrazione più diffusa ruota attorno ai gol, ai record e alla gloria. Ma c’è una parte della storia che raramente trova spazio: quella che inizia quando il corpo si rompe, la carriera si interrompe e la mente rimane sola con un ricordo che brucia.

È in quei momenti che il lavoro psicologico diventa fondamentale.
Ed è proprio in questa fase delicata che un calciatore riconosciuto — figura nota e rispettata nell’ambiente, con un passato ad alto livello — ha scelto di rivolgersi a noi.

Non citeremo il nome per ragioni di privacy, ma il suo percorso merita di essere raccontato, perché rappresenta ciò che lo sport raramente mostra: la rinascita interiore di un atleta dopo un trauma.

Un crociato rotto non è solo un infortunio: è una frattura nella fiducia

L’infortunio non lascia solo un segno sul ginocchio, segna un prima e un dopo, come una linea invisibile che divide ciò che l’atleta era da ciò che teme di non poter più essere.

Paura di rifarsi male.
Paura di non essere più all’altezza.
Paura di deludere.

Sono emozioni che non si vedono nei referti medici, ma che restano impresse nel corpo, nelle immagini mentali, nei ricordi intrusivi.
E per affrontarle serve molto più della fisioterapia: serve un lavoro integrato, profondo, competente.

Ecco perché, quando è entrato nel nostro studio SMA di Milano ha trovato una squadra per la sua mente, per la sua storia, per la sua identità sportiva.

Tra psicoterapia e EMDR 

Martedì 18 novembre 2025 abbiamo registrato — con il suo consenso — parti selezionate della seduta di EMDR. L’obiettivo è quello di mostrare cosa significa davvero lavorare sul trauma nello sport. La tecnica EMDR, uno strumento riconosciuto a livello internazionale per la rielaborazione dei traumi, ha l’obiettivo di ridurre la carica emotiva legata all’infortunio, trasformando quelle immagini dolorose in ricordi meno disturbanti. Lavorare sulle credenze negative (“sono finito”) e sostituirle con cognizioni funzionali (“mi fido del mio corpo”, “sto tornando forte”).
Rimettere in dialogo corpo ed emozioni.

La sessione dedicata all’integrazione sportiva era finalizzata a:
• riconoscere i segnali di fiducia corporea
• introdurre routine mentali pre-gara
• lavorare sull’identità dell’atleta post-infortunio
• preparare il ritorno in campo anche dentro di sé

Perché un crociato rotto guarisce in mesi. Ma la fiducia prende più tempo.
E va allenata con la stessa cura (se non di più) riservata alla forza, alla tecnica, alla tattica.

Il valore del lavoro in équipe: nessuno si rialza da solo

In SMA crediamo profondamente che il miglior risultato nasca dalla sinergia tra professionisti. Non esiste una sola figura che possa accompagnare da sola un atleta attraverso un trauma complesso.
Serve la psicologia per ricostruire fiducia, routine e identità. È in questo spazio di collaborazione che nasce il vero cambiamento: nell’unione di competenze diverse, nel dialogo continuo, nella capacità di guardare l’atleta come persona nella sua interezza.

E il nostro lavoro con questo calciatore lo dimostra: non stiamo accompagnando solo un ginocchio verso la guarigione. Stiamo accompagnando un uomo, la sua storia sportiva, il suo coraggio, la sua voglia di tornare.

La ricerca lo conferma: la mente può ostacolare la guarigione, ma può anche accelerarla in modo sorprendente quando viene coinvolta nel modo giusto.

Il trauma non è una debolezza. È una cicatrice che può diventare un punto di forza, se rielaborata. Il nostro obiettivo, come équipe, non è cancellare ciò che è accaduto.
È cambiare il significato che ha per l’atleta. Perché ogni storia di ritorno non inizia dal fisico che recupera, ma dalla mente che decide di fidarsi di nuovo.

SMAteam — Psicologia dello Sport, Psicoterapia, Ricerca, Formazione
Dove lo sport incontra la mente. Dove la prestazione incontra la persona. Dove ogni atleta può rinascere più forte di prima.

Moseley, G. L., & Butler, D. S. (2020). Explain Pain Supercharged. NOI Group.

Korn, D. L. (2009). “EMDR and Performance Enhancement: Use of EMDR Protocols with Athletes.” Journal of EMDR Practice and Research, 3(4), 248–257.

Shapiro, F. (2018). Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy: Basic PrinciplesProtocols, and Procedures. Guilford Press.

Dott.ssa Elena Uberti e Dott.ssa Martina Manzoni – SMAteam

Le aspettative nello sport: pressione o stimolo motivazionale?

Le aspettative sono una presenza costante nel mondo sportivo: quelle che l’atleta ha verso se stesso, quelle dei genitori, degli allenatori, dei compagni e, nei casi più esposti, dei tifosi.
In adolescenza – fase in cui l’identità è ancora in costruzione e il bisogno di approvazione è intenso – il peso delle aspettative può amplificarsi fino a incidere sul benessere psicologico e sulla prestazione.

Ma le aspettative sono sempre una forma di pressione?
Oppure, se gestite con consapevolezza, possono diventare un potente stimolo motivazionale?

Le aspettative rappresentano le anticipazioni di risultato che ciascun atleta formula rispetto a sé o agli altri.
Possono essere realistiche o idealizzate, esplicite o implicite, e influenzano direttamente la percezione di autoefficacia, la motivazione intrinseca, la gestione dell’ansia e la performance effettiva.

👉 Quando diventano prescrittive (“non puoi sbagliare”), generano paura e rigidità.
👉 Quando invece sono orientate al processo (“fai del tuo meglio”, “impara da ogni gara”), alimentano fiducia e motivazione.

Il punto, quindi, non è eliminare le aspettative, ma educarle.
Aiutare atleti e allenatori a riconoscerle e trasformarle in strumenti di crescita è uno dei lavori che come SMAteam portiamo avanti quotidianamente all’interno delle società sportive e nei percorsi individuali.
Attraverso incontri, esercitazioni e confronti condivisi, accompagniamo gli atleti a comprendere da dove nascono le loro aspettative, come queste influenzano il dialogo interno e come possono essere trasformate in obiettivi concreti e realistici.

Nel lavoro sul campo, spesso osserviamo che un atleta in difficoltà non è “demotivato”, ma semplicemente imbrigliato in aspettative rigide – proprie o altrui – che lo allontanano dal piacere di giocare e dalla libertà di migliorarsi.

Allenare una mente flessibile significa restituire all’atleta la possibilità di scegliere come interpretare la pressione: non come un peso, ma come un segnale di importanza, una spinta a dare senso all’impegno quotidiano.

🎯 Le aspettative non vanno combattute: vanno comprese, educate e trasformate in fiducia.

Di Chiara Feno & Elena Uberti psicologi dello sport di SMAteam

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