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Tag: SMA Team

Olimpiadi invernali: quando la vera sfida è tornare a fidarsi del proprio corpo

Nel percorso che porta un atleta a prepararsi per le Olimpiadi invernali, non esistono solo allenamenti, carichi di lavoro e ricerca della massima prestazione fisica. Esiste una dimensione meno visibile ma spesso decisiva: quella psicologica.

Sport Mindset Agency (SMA team) lavora da anni al fianco di atleti di alto livello, molti dei quali arrivano al quadriennio olimpico dopo aver affrontato infortuni importanti. Tra i più frequenti, la rottura del legamento crociato anteriore (LCA) in sport ad alta intensità. Questo tipo di trauma, oltre a modificare la funzione biomeccanica, può incidere profondamente sulla relazione dell’atleta con il proprio corpo.

La dimensione invisibile dell’infortunio

La ricerca in psicologia dello sport mostra che l’infortunio non è solo un evento fisico, ma provoca reazioni emotive e cognitive intense: ansia, calo di autostima, paura di ricadute e difficoltà di fiducia nelle proprie capacità motorie. Come evidenziato da Podlog & Eklund (2005), “la paura della recidiva è uno dei principali fattori psicologici che ritarda il ritorno completo all’attività sportiva”.

Quando la paura non è “nella testa”

In questi casi non si è di fronte a una paura cosciente e razionale che l’atleta riesce a spiegare a parole. Il blocco emerge spesso in modo automatico, soprattutto alle alte velocità tipiche degli sport invernali. Infatti, studi biomeccanici e psicologici sottolineano che la risposta del sistema nervoso dopo un trauma può persistere e comportarsi come se il pericolo fosse ancora presente (Shrier, 2010).

Questo si traduce in:

  • memoria traumatica implicita, che vive nel corpo più che nel pensiero;
  • risposte automatiche di protezione, come irrigidimento, frenata o controllo eccessivo;
  • una discrepanza evidente tra il desiderio dell’atleta (“voglio andare forte”) e ciò che accade realmente (“il corpo frena per sopravvivere”).

Molti atleti se ne accorgono solo riguardando i video di gara: nella percezione soggettiva tutto sembra sotto controllo, ma l’immagine racconta una storia diversa.

Il lavoro psicologico nel periodo pre-olimpico

La letteratura sostiene l’importanza di un approccio multidimensionale alla riabilitazione sportiva (Wiese-Buckley & Clanton, 2011). Nel periodo che precede una grande competizione, il lavoro degli psicologi dello sport di SMA è strutturato e graduale:

  1. Valutazione e mappatura del blocco
    Capire cosa è legato al trauma, cosa alla paura e cosa agli automatismi motori e identitari. L’uso di scale soggettive di fiducia e analisi video facilita la comprensione di ciò che accade nella performance.
  2. Psicoeducazione trauma–performance
    Comprendere che il cervello post-infortunio privilegia la sicurezza riduce colpa e frustrazione. Come sottolinea Brewer (2010), la psicoeducazione aiuta gli atleti a riconoscere risposte fisiologiche normali come componenti adattive e non come fallimenti personali.

EMDR e lavoro sul sistema nervoso

Uno degli strumenti centrali utilizzati da SMA è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una tecnica con solide evidenze sul trattamento del disturbo da stress post-traumatico (Shapiro, 2018). Nel contesto sportivo, l’EMDR non si limita all’evento dell’infortunio, ma include anche le situazioni in cui si riattiva la risposta di protezione: le prime discese post-operatorie, le curve ad alta velocità o i trigger specifici come la velocità percepita.

L’obiettivo non è “convincere” l’atleta a non avere paura, ma aiutare il sistema nervoso a registrare che il pericolo è finito. Come indicano le ricerche di Maxfield & Hyer (2002), l’EMDR facilita l’elaborazione di memorie traumatiche riducendo l’attivazione emotiva associata.

Anche quando il lavoro avviene online, vengono utilizzate modalità efficaci come il tapping bilaterale e set brevi e frequenti, mirati a rinforzare la regolazione nervosa.

Tornare nel corpo, non solo nella testa

Parallelamente, il percorso include un lavoro di integrazione corpo–mente. Attraverso body scan specifici per lo sci e l’individuazione dei segnali precoci di blocco (respiro trattenuto, rigidità, carico arretrato), l’atleta impara a riconoscere ciò che accade prima che il blocco diventi evidente.

Si costruisce così una sorta di “semaforo corporeo”:

  • verde quando la sciata è fluida;
  • giallo quando serve attenzione;
  • rosso quando il sistema di protezione prende il sopravvento.

Prestazione, identità e continuità

Nel periodo pre-olimpico, SMA lavora anche sulla riprogrammazione prestativa: routine semplici, focus esterno sulla linea o sulla traiettoria, cue corporei essenziali. La ricerca in psicologia dello sport evidenzia che la riduzione dell’ipercontrollo tecnico e delle sollecitazioni motivazionali eccessive migliora la performance sotto pressione (Mesagno & Mullane-Grant, 2010).

Un passaggio fondamentale riguarda l’identità. Dopo un lungo stop, l’atleta non è più “quello di prima” e deve costruire un nuovo equilibrio tra valore personale, risultato e sicurezza. Spesso il blocco è legato alla paura di perdere di nuovo tutto o di non riconoscersi più come atleta.

Oltre la paura, verso la fiducia

Il lavoro si conclude con una fase di consolidamento, in cui si accettano eventuali micro-ricadute e si forniscono strumenti pratici per gestirle. I segnali di progresso non sono solo cronometrici: maggiore fiducia nel corpo, minore rigidità e una sensazione di velocità finalmente tollerabile.

Il messaggio che SMA porta agli atleti è chiaro e profondamente umano:

“Non devi convincerti che non hai paura. Devi aiutare il tuo sistema nervoso a capire che ora sei al sicuro.”

E proprio da qui, più che da ogni prestazione cronometrica, ricomincia davvero il cammino verso le Olimpiadi.

Principali riferimenti scientifici citati

  • Brewer, B. W. (2010). Psychological aspects of injury rehabilitation. In Scher & Lohse (Eds.), Handbook of sport psychology (pp. 404–424).
  • Mesagno, C., & Mullane-Grant, T. (2010). A qualitative examination of choking under pressure in team sport. Psychology of Sport and Exercise.
  • Maxfield, L., & Hyer, L. (2002). The relationship between efficacy of EMDR and degree of memory distress reduction. Journal of Clinical Psychology.
  • Podlog, L., & Eklund, R. (2005). Return to sport after serious injury: a retrospective examination of motivation and psychological outcomes. Journal of Sport Rehabilitation.
  • Shapiro, F. (2018). Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy: Basic Principles, Protocols, and Procedures.
  • Shrier, I. (2010). Psychological impact of injury and implications for rehabilitation. Clinical Journal of Sport Medicine.
  • Wiese-Buckley, P. M., & Clanton, T. O. (2011). Psychosocial aspects of rehabilitation after sports injury. Clinics in Sports Medicine.

Elena Uberti – Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta in SMA

Frisbee: uno sport che allena la mente prima ancora del gesto

Ci sono sport che mettono alla prova il corpo e la testa.
E poi ce ne sono alcuni che oltre a questo, chiedendo anche qualcosa in più: coerenza, responsabilità, scelta.

Il frisbee appartiene a quest’ultima categoria.

Ne abbiamo parlato in una recente intervista SMA (SMA_nday la diretta del lunedì sera su Instagram) con Francesco, atleta che pratica questo sport da soli tre anni, ma che ha già vissuto esperienze di altissimo livello come un oro all’Europeo Under 20, un 4° posto al Mondiale Under 24 e una vittoria del campionato di Serie B.

Un percorso rapido nei risultati, sì.
Ma soprattutto intenso dal punto di vista mentale e umano.

Giocare senza arbitro: quando la scelta è tutta tua

Nel frisbee competitivo non c’è arbitro.
Le regole non vengono “imposte” dall’esterno, ma gestite direttamente dai giocatori in campo.

Questo significa che ogni azione contiene una decisione:

• segnalare o meno un fallo

• fermare il gioco o lasciarlo scorrere

• scegliere se forzare o restare fedeli al fair play

Dal punto di vista della psicologia dello sport, siamo di fronte a un contesto che richiede autocontrollo, regolazione emotiva e responsabilità individualemolto elevate.

La letteratura sottolinea come la capacità di autoregolarsi sia una competenza centrale per la prestazione e per il benessere dell’atleta (Baumeister & Vohs, 2007).
Nel frisbee, questa competenza non è accessoria: è parte del gioco stesso.

Presenza e concentrazione: stare davvero nel punto

Nel racconto di Francesco emerge spesso un tema chiave: la presenza mentale.

In uno sport veloce, continuo, senza pause strutturate e con un alto carico decisionale, la mente deve saper:

• lasciar andare l’errore

• rimanere agganciata al qui e ora

• adattarsi rapidamente a ciò che cambia

Concentrarsi non significa irrigidirsi.
Significa mantenere un’attenzione stabile ma flessibile, capace di reggere la pressione senza collassare (Gould & Maynard, 2009).

È una competenza che si costruisce nel tempo, allenamento dopo allenamento.

Routine pre-gara: creare stabilità prima del caos

Anche nel frisbee, come in molti sport di alto livello, le routine pre-gara hanno un ruolo importante.

Non servono a “caricarsi” in modo eccessivo, ma a:

• ridurre l’incertezza

• dare continuità mentale

• entrare nello stato giusto per competere

Le ricerche mostrano come le routine aiutino gli atleti a gestire l’ansia e a migliorare la qualità dell’esecuzione nei momenti chiave (Cotterill, 2010).

In uno sport basato sull’autoregolazione, la routine diventa anche un momento per riconnettersi ai propri valori, prima ancora che alla prestazione.

Vincere e rispettare le regole: un falso dilemma?

Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il conflitto tra:
desiderio di vincere e rispetto delle regole.

Francesco racconta come questo conflitto emerga soprattutto sotto pressione.
Ma racconta anche come il contesto del frisbee spinga l’atleta a fare una scelta consapevole, non automatica.

Dal punto di vista psicologico, questo processo rafforza:

• identità personale

• coerenza interna

• motivazione autentica

Atleti che competono partendo da valori chiari tendono a mostrare una maggiore stabilità emotiva e una motivazione più autonoma nel tempo (Deci & Ryan, 2000).

Il frisbee come palestra di crescita

Praticare frisbee significa allenare molto più del gesto tecnico.

Nel tempo, gli atleti sviluppano competenze che vanno oltre il campo:

• gestione dei conflitti

• comunicazione efficace

• rispetto reciproco

• capacità di assumersi responsabilità

Per molti giovani, queste esperienze diventano un vero e proprio allenamento alla maturità.

Conclusione

Il frisbee è un esempio potente di sport in cui la mente non è un dettaglio.
È il centro del gioco.

Allenare la dimensione mentale, in questo contesto, significa aiutare l’atleta a:

• competere ad alto livello

• restare lucido sotto pressione

• non perdere i propri valori

Perché alcune vittorie si leggono nel punteggio.
Altre, più profonde, restano nella persona.

📚 Riferimenti scientifici

• Baumeister, R. F., & Vohs, K. D. (2007) – Self-regulation and performance
• Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000) – Intrinsic and Extrinsic Motivation
• Gould, D., & Maynard, I. (2009) – Psychological preparation for performance
• Cotterill, S. (2010) – Pre-performance routines in sport

Dott.ssa Elena Uberti Psicologa e Psicoterapeuta Sport Mindset Agency

Equitazione e psicologia dello sport: perché la mente fa la differenza

L’equitazione è uno sport in cui la prestazione non dipende solo dalla tecnica o dalla preparazione fisica, ma da un dialogo costante tra cavallo e cavaliere. Presenza mentale, regolazione emotiva e fiducia reciproca diventano elementi centrali della performance.

Proprio per questa sua natura relazionale, l’equitazione rappresenta un contesto privilegiato per l’applicazione della psicologia dello sport.

L’equitazione come relazione mente–corpo

A differenza di molti sport individuali, nell’equitazione l’atleta non è mai solo.
Il cavallo percepisce in modo immediato stati emotivi, tensioni corporee e qualità dell’attenzione del cavaliere.

La letteratura scientifica evidenzia come i cavalli siano altamente sensibili ai segnali non verbali e alle variazioni emotive dell’essere umano (Keeling et al., 2009). Per questo, ansia, paura o ipercontrollo mentale possono influenzare direttamente la qualità della prestazione.

Gestione della paura e fiducia dopo un infortunio

Dopo una caduta o un infortunio, è frequente che l’atleta sviluppi:

• paura del gesto,

• calo di fiducia,

• evitamento,

• ipercontrollo.

Studi in psicologia dello sport mostrano come questi fattori psicologici possano ostacolare il pieno ritorno alla prestazione se non adeguatamente elaborati (Ardern et al., 2013).
Nell’equitazione, questo lavoro è ancora più delicato perché la fiducia dell’atleta si riflette direttamente nella relazione con il cavallo.

Focus mentale e adattamento all’imprevisto

Le competizioni equestri richiedono una forte capacità di adattamento: condizioni ambientali variabili, imprevisti e gestione della pressione.
Allenare il focus attentivo, la regolazione dell’attivazione emotiva e il dialogo interno permette all’atleta di rimanere presente e funzionale anche in contesti complessi (Gould & Maynard, 2009).

Psicologia dello sport ed equitazione

La psicologia dello sport applicata all’equitazione lavora su:

• gestione dell’ansia e della paura,

• ricostruzione della fiducia post-infortunio,

• qualità della presenza mentale,

• relazione cavallo–cavaliere.

Un componente del team Sport Mindset Agency ha vissuto personalmente questo percorso, sperimentando come il lavoro mentale possa trasformare una difficoltà in un’opportunità di crescita sportiva e personale.

Conclusione

Nell’equitazione, vincere non significa solo ottenere un risultato, ma costruire una relazione efficace, restare nel processo e sviluppare consapevolezza mentale.
Allenare la mente significa permettere all’atleta di esprimere il proprio potenziale nel rispetto di sé e del cavallo.

📚 Riferimenti scientifici

• Keeling, L. J. et al. (2009) – Human–horse interactions and horse welfare

• Ardern, C. L. et al. (2013) – Psychological responses after injury

• Gould, D., Maynard, I. (2009) – Psychological preparation for performance

Dott.ssa Margherita Romito – Dott.ssa Elena UbertiSport Mindset Agency

Allenare la mente in uno dei contesti tennistici più prestigiosi

Il 29 dicembre, presso Horizon Tennis Home di Vicenza si è svolta la giornata formativa in psicologia dello sport durante lo Stage Horizon.
Per Sport Mindset Agency, questa collaborazione rappresenta molto più di una singola sessione: è una partnership metodologica, costruita su una visione condivisa dello sviluppo dell’atleta.

Horizon Tennis Home è oggi uno dei centri di formazione tennistica più prestigiosi in Europa, e il fatto che la preparazione mentale SMA sia stata inserita come pilastro ufficiale dello Stage conferma l’importanza crescente del lavoro psicologico nella performance di alto livello.

Uno Stage a 360°: dentro e fuori dal campo

Lo Stage Horizon (28–30 dicembre) è stato concepito come un’esperienza intensiva e completa, che ha unito:
• allenamento tecnico di alto livello
• preparazione atletica dedicata
• formazione mentale strutturata
• momenti di confronto, crescita personale e team building
• attività sociali e ricreative (Horizon Party)

Un percorso pensato per accompagnare l’atleta non solo nella prestazione, ma nella sua crescita globale.

La sessione SMA: un pilastro del 29 dicembre

All’interno del programma ufficiale, la sessione SMA di 3 ore è stata presentata agli atleti e alle famiglie come uno degli appuntamenti centrali dello Stage.

Un incontro:
• di gruppo
• guidato da professionisti della preparazione mentale
• esperienziale e partecipato
• focalizzato sulla performance tennistica e sui processi psicologici che la sostengono

Gli obiettivi principali del lavoro sono stati:

Gestione della pressione
Rimanere presenti e lucidi nei punti importanti, riconoscendo e regolando le reazioni emotive in campo.

Concentrazione e attenzione
Costruzione di routine funzionali, prevenzione delle distrazioni e capacità di “reset” tra un punto e l’altro.

Mindset competitivo e atteggiamento propositivo
Gestione dell’errore, linguaggio interno e postura mentale nei momenti delicati.

La ricerca in psicologia dello sport evidenzia come queste competenze siano determinanti per la continuità di prestazione e il benessere dell’atleta (Weinberg & Gould, 2019; Cotterill, 2010).

Metodo SMA: osservare il processo, non solo il risultato

La giornata del 29 dicembre è stata strutturata in due turni pomeridiani, con rotazione aula–campo, permettendo a tutti gli atleti di vivere entrambe le esperienze.
Gli assistenti SMA hanno seguito gli stessi ragazzi in entrambe le situazioni, utilizzando griglie di osservazione per rendere visibili abilità mentali spesso invisibili:
• goal setting
• self-talk
• focalizzazione
• gestione di stress e ansia
• intensità ed energia
• relazione con il gruppo

Il lavoro sul campo (respirazione, routine, vocalizzazione, gestione delle pause) e quello in aula (goal setting a breve termine, mindfulness) sono stati costantemente adattati al livello di esperienza mentale degli atleti.

Allenare la mente, per noi, significa allenare il processo, non imporre tecniche.

Una partnership, non un’attività accessoria

SMA è stato presente come partner ufficiale dello Stage Horizon, integrandosi pienamente con:
• lo staff tecnico Horizon
• i preparatori atletici
• lo staff organizzativo

Con una comunicazione fluida, ruoli chiari e una visione condivisa.
Questo è ciò che permette di costruire interventi professionali, coerenti e realmente efficaci, in linea con i principi della Self Determination Theory, che sottolinea il ruolo di competenza, autonomia e relazione nello sviluppo dell’atleta (Deci & Ryan, 2000).

In Sport Mindset Agency crediamo che la performance nasca dall’integrazione tra corpo, mente e contesto.
La collaborazione con Horizon Tennis Home rappresenta un esempio concreto di come la preparazione mentale possa – e debba – essere parte strutturale dei percorsi di alto livello.

Allenare la mente non è un extra.
È parte del gioco.

Dr.ssa Elena Uberti
Psicoterapeuta – Psicologa dello Sport
Sport Mindset Agency

Qual è il motore delle tue azioni?

Molte ricerche, se non bastassero gli esempi visibili ad occhio nudo, confermano l’importanza della motivazione nel contesto sportivo (Gould et al., 2002; Vallerand, 2007).  

Cosa significa realmente “motivazione”? Dal latino motivus, ossia “capace di muovere”, la motivazione è il processo che ci permette di iniziare e sostenere un’azione, un comportamento e portarlo avanti fino al raggiungimento del risultato posto come obiettivo (Vallerand et al,1993). 

Qui parleremo, in particolare, della motivazione intrinseca, ossia di ciò che dentro di noi ci permette di sostenere il nostro percorso verso gli obiettivi. Come atleti sappiamo bene quanto sia importante sostenere il percorso sportivo, caratterizzato da momenti di soddisfazione, gioia e raggiungimento di risultati, tanto quanto da fatica, sacrifici e perseveranza.  Ritroviamo subito un elemento chiave per sostenere la nostra motivazione: gli obiettivi. Definiti in modo chiaro, specifico, temporalmente definito, consciamente rilevanti e formulati di modo che siano sì sfidanti, ma effettivamente raggiungibili (obiettivi SMART), gli obiettivi ci permettono di orientare il nostro impegno ed i nostri sforzi. 

Senza obiettivi chiari le nostre energie derivate dalla motivazione, dal nostro desiderio di muoverci verso, verrebbero irrimediabilmente sperperate, per assenza di una direzione definita. Per tal motivo un goal Setting efficace è un punto fondamentale per la nostra motivazione, come noi di SMA ben sappiamo e ricordiamo ai nostri atleti. 

Nella Self Determination Theory di Deci e Ryan (1985, 2000) emerge come l’essere umano abbia la necessità che i suoi bisogni di autonomia, competenza e relazione vengano soddisfatti, per poter sostenere il proprio benessere e la motivazione. Cosa significa? Che, se vogliamo che l’atleta sia motivato nel praticare la propria attività sportiva, sarà necessario che percepisca 

-Di scegliere attivamente quell’attività sportiva, ricordandosi i motivi per cui la sceglie, ogni giorno (autonomia)

-Di percepire fiducia nelle proprie abilità di praticare tale attività sportiva con successo, al netto degli errori normalmente presenti (competenza)

-Di ingaggiare relazioni soddisfacenti e significative con i diversi attori del contesto sportivo: altri atleti, allenatori e non per ultimi anche i genitori, ognuno nel proprio ruolo e contesto, comunicando con loro in modo utile alle parti e al processo di crescita dell’atleta stesso (Relazione).

Oltre a questo è fondamentale riconoscere il ruolo centrale dell’energia in noi, legata alla motivazione, che è motore e al contempo carburante del processo di motivazione stessa. 

La nostra energia, come qualsiasi altra tipologia di energia, ha necessità di ricarica. 

Per questo è importante 

1. Riconoscere ed accettare che la nostra energia non è infinita 

2. Riconoscere i momenti di stanchezza e riposare

3. Riconoscere la necessità di ricaricarsi: con le attività che ci fanno stare bene, riconoscendo i nostri successi (anche i più piccoli) in ambito sportivo e non solo, dando il giusto spazio ai diversi elementi della nostra vita. 

La motivazione, per concludere, passa anche e soprattutto per il benessere dell’atleta, elemento in cui noi di SMA crediamo profondamente. Senza benessere non vi è motivazione, senza benessere non vi è successo. 

In Sport Mindset Agency sosteniamo il tuo benessere. 

Dr.ssa Manuela Ermacora

Qual è il motore delle tue azioni?

Molte ricerche, se non bastassero gli esempi visibili ad occhio nudo, confermano l’importanza della motivazione nel contesto sportivo (Gould et al., 2002; Vallerand, 2007).  

Cosa significa realmente “motivazione”? Dal latino motivus, ossia “capace di muovere”, la motivazione è il processo che ci permette di iniziare e sostenere un’azione, un comportamento e portarlo avanti fino al raggiungimento del risultato posto come obiettivo (Vallerand et al,1993). 

Qui parleremo, in particolare, della motivazione intrinseca, ossia di ciò che dentro di noi ci permette di sostenere il nostro percorso verso gli obiettivi. Come atleti sappiamo bene quanto sia importante sostenere il percorso sportivo, caratterizzato da momenti di soddisfazione, gioia e raggiungimento di risultati, tanto quanto da fatica, sacrifici e perseveranza.  Ritroviamo subito un elemento chiave per sostenere la nostra motivazione: gli obiettivi. Definiti in modo chiaro, specifico, temporalmente definito, consciamente rilevanti e formulati di modo che siano sì sfidanti, ma effettivamente raggiungibili (obiettivi SMART), gli obiettivi ci permettono di orientare il nostro impegno ed i nostri sforzi. 

Senza obiettivi chiari le nostre energie derivate dalla motivazione, dal nostro desiderio di muoverci verso, verrebbero irrimediabilmente sperperate, per assenza di una direzione definita. Per tal motivo un goal Setting efficace è un punto fondamentale per la nostra motivazione, come noi di SMA ben sappiamo e ricordiamo ai nostri atleti. 

Nella Self Determination Theory di Deci e Ryan (1985, 2000) emerge come l’essere umano abbia la necessità che i suoi bisogni di autonomia, competenza e relazione vengano soddisfatti, per poter sostenere il proprio benessere e la motivazione. Cosa significa? Che, se vogliamo che l’atleta sia motivato nel praticare la propria attività sportiva, sarà necessario che percepisca 

-Di scegliere attivamente quell’attività sportiva, ricordandosi i motivi per cui la sceglie, ogni giorno (autonomia)

-Di percepire fiducia nelle proprie abilità di praticare tale attività sportiva con successo, al netto degli errori normalmente presenti (competenza)

-Di ingaggiare relazioni soddisfacenti e significative con i diversi attori del contesto sportivo: altri atleti, allenatori e non per ultimi anche i genitori, ognuno nel proprio ruolo e contesto, comunicando con loro in modo utile alle parti e al processo di crescita dell’atleta stesso (Relazione).

Oltre a questo è fondamentale riconoscere il ruolo centrale dell’energia in noi, legata alla motivazione, che è motore e al contempo carburante del processo di motivazione stessa. 

La nostra energia, come qualsiasi altra tipologia di energia, ha necessità di ricarica. 

Per questo è importante 

1. Riconoscere ed accettare che la nostra energia non è infinita 

2. Riconoscere i momenti di stanchezza e riposare

3. Riconoscere la necessità di ricaricarsi: con le attività che ci fanno stare bene, riconoscendo i nostri successi (anche i più piccoli) in ambito sportivo e non solo, dando il giusto spazio ai diversi elementi della nostra vita. 

La motivazione, per concludere, passa anche e soprattutto per il benessere dell’atleta, elemento in cui noi di SMA crediamo profondamente. Senza benessere non vi è motivazione, senza benessere non vi è successo. 

In Sport Mindset Agency sosteniamo il tuo benessere. 

Dr.ssa Manuela Ermacora

La preparazione mentale è per tutti: bambini, adulti, amatori e non solo agonisti. Perché lo sport è prima di tutto benessere

La preparazione mentale non è solo per atleti professionisti: è utile a bambini, adulti e amatori di ogni livello. Scopri perché lo sport è prima di tutto benessere e come il mental training migliora motivazione e piacere nel movimento.

Quando si parla di psicologia dello sport, molti immaginano atleti professionisti, grandi palcoscenici, competizioni ad alta pressione.
In realtà, la preparazione mentale è uno strumento prezioso anche, e soprattutto, per chi pratica sport per piacere, benessere, equilibrio personale.

Che tu sia un bambino che inizia una nuova disciplina, un adulto che corre per scaricare lo stress, o un amatore che si allena quando gli impegni lo permettono, la mente influenza profondamente il modo in cui vivi lo sport.

La preparazione mentale non serve solo a vincere o raggiungere obiettivi ambiziosi.
Serve a stare bene, a costruire un rapporto sano con il proprio corpo, a trovare motivazione, costanza e serenità.
E quando il benessere cresce, la performance, grande o piccola che sia, segue naturalmente.

Preparazione mentale: non è solo per chi gareggia ad alto livello

Uno dei miti più diffusi è che la preparazione mentale sia riservata agli atleti d’élite.
È un’idea che nasce dal fatto che spesso se ne sente parlare in occasioni sportive importanti, quando l’aspetto psicologico diventa determinante.

Ma la verità è un’altra:

  • chiunque pratichi sport vive emozioni, tensioni, aspettative;
  • chiunque può provare calo di fiducia, paura di sbagliare, difficoltà di motivazione;
  • chiunque può trarre beneficio da strumenti per gestire lo stress e ritrovare il proprio equilibrio sia nello sport che nella vita quotidiana.

La psicologia dello sport non è “riparativa” ma preventiva, educativa e di supporto al benessere globale.

Per chi è davvero utile la preparazione mentale?

1. Bambini e ragazzi che iniziano a fare sport

Per i più giovani, lo sport è un laboratorio emotivo straordinario: imparano a gestire frustrazione, entusiasmo, errori, confronti, responsabilità.
La preparazione mentale li aiuta a:

  • vivere lo sport con leggerezza e divertimento;
  • sviluppare fiducia nelle proprie capacità;
  • capire e gestire le emozioni;
  • affrontare meglio i cambiamenti e le sconfitte.

2. Adulti che praticano sport per hobby o benessere

Molti adulti fanno sport per:

  • ricaricarsi,
  • scaricare tensioni,
  • ritagliarsi un tempo personale,
  • migliorare forma fisica e salute.

La preparazione mentale rende questa esperienza più consapevole e gratificante, aiutando a:

  • mantenere motivazione e costanza,
  • ridurre ansia e autocritica,
  • ritrovare equilibrio tra impegni e allenamento,
  • vivere l’attività fisica come spazio di cura personale.

3. Amatori di qualsiasi livello

Che ci si alleni una volta alla settimana o cinque, il lavoro mentale aiuta a:

  • affrontare meglio la fatica;
  • superare blocchi o paure (come l’ansia da gara amatoriale);
  • stabilire obiettivi realistici e personali;
  • godersi il percorso senza pressioni.

4. Atleti che rientrano dopo un infortunio

L’infortunio non è mai solo fisico:
ha un impatto emotivo forte, che può includere paura, frustrazione, perdita di fiducia.
La preparazione mentale aiuta a:

  • ricostruire gradualmente la sicurezza;
  • gestire apprensioni e timori di ricaduta;
  • sostenere la motivazione in un momento delicato.

5. Chi vive la pratica sportiva “a fasi”

Molti alternano periodi di grande motivazione a momenti di blocco o stanchezza psicologica.
Il lavoro mentale aiuta a capire questo ciclo e ritrovare un ritmo sostenibile, senza giudizio.

Prima il benessere, poi la performance: il cambio di paradigma

Perché il benessere migliora la performance

Spesso si pensa che per migliorare la performance si debba “spingere di più”, essere più rigidi, più esigenti. In realtà, la scienza e l’esperienza sul campo mostrano l’opposto: un atleta sereno, motivato e in contatto con il proprio corpo performa meglio.
Quando il focus è sul benessere si sviluppano:

  • una migliore gestione delle emozioni;
  • maggiore fiducia;
  • capacità di restare presenti;
  • più tolleranza agli errori;
  • maggiore resilienza psicologica.

La performance non è un obiettivo da inseguire, ma una conseguenza naturale di un processo sano.

Lo sport come spazio personale, non competizione

Per molti, lo sport rappresenta:

  • una pausa dalla frenesia quotidiana;
  • un modo per liberare la mente;
  • uno spazio per sentirsi competenti, autonomi, vivi.

Il lavoro mentale ha l’obiettivo di custodire e valorizzare questo spazio, evitando che ansia, aspettative o confronti lo rendano pesante.

Non serve avere grandi obiettivi per meritare supporto psicologico nello sport.
Serve solo il desiderio di stare bene mentre ci si muove.

Tecniche di mental training semplici e adatte a tutti

Ecco alcune pratiche efficaci anche per chi fa sport a livello amatoriale:

  • Respirazione e grounding
    Utilissime per gestire ansia pre-allenamento o pre-gara amatoriale.
    • Visualizzazione “gentile”
      Immaginare sensazioni positive, non solo risultati: calma, fluidità, fiducia.
    • Routine pre-allenamento
      Anche una routine di pochi minuti può aiutare ad “entrare nel proprio spazio”.
    • Self-talk non giudicante
      Sostituire pensieri rigidi con frasi che sostengono, non che bloccano.
    • Goal setting “realistico e personale”
      Obiettivi che rispettano i propri tempi, la propria vita, la propria energia.

I benefici per chi pratica sport a livello amatoriale

  • Più motivazione e costanza
  • Minor stress e maggior piacere nell’allenamento
  • Migliore relazione con il corpo
  • Riduzione del rischio di infortuni (grazie a una maggiore consapevolezza)
  • Gestione più equilibrata dei ritmi di vita
  • Incremento del benessere generale

Chi lavora anche sulla mente si allena meglio, si ascolta di più, si gode il movimento.

Conclusione

La preparazione mentale non è una questione di livelli, medaglie o agonismo.
È una forma di cura personale, un modo per vivere lo sport con autenticità, serenità e piacere.

Aiuta a stare bene prima di tutto: con il proprio corpo, con le proprie emozioni e con il proprio modo unico di muoversi nel mondo.

E quando si sta bene, anche la performance, qualunque sia il livello, trova naturalmente il suo spazio.

Se vuoi approfondire come la preparazione mentale può accompagnare te, i tuoi figli o il tuo team, o se desideri iniziare un percorso personalizzato, puoi contattarci: sarà un piacere costruire insieme il modo più sano e motivante di vivere il tuo sport.

Dott.ssa Federica Cominelli – SMATeam

Favorire l’autonomia nello sport e nella vita: crescere con fiducia dentro e fuori dal campo

Nel mondo sportivo, “autonomia” è una parola spesso citata ma raramente compresa fino in fondo.
Si tende a confonderla con l’indipendenza, come se crescere significasse fare da soli.
In realtà, l’autonomia è una competenza che si costruisce nel tempo, insieme, dentro relazioni che sostengono, non che sostituiscono.

Durante l’incontro SMA Open Academy dedicato ai genitori, abbiamo scelto di partire da un “patto d’aula” semplice ma potente: “non cerchiamo risposte giuste, ma domande utili.” Domande che spingono a fermarsi, ad ascoltare, a chiedersi:
Quanto controllo, quanta fiducia, quanta libertà sto lasciando a mio figlio?

L’autonomia come obiettivo educativo

“L’autonomia è un obiettivo educativo, non un punto di partenza. E si costruisce insieme, nel tempo.” Da questa frase la condivisione di un caso pratico e poi la riflessione del gruppo.
“Ogni volta che un adulto interviene per evitare una frustrazione, ruba un pezzetto di autostima.” (Donald Winnicott, 1965)

Le strategie SMA per l’autonomia

Durante l’incontro, sono emerse 4 strategie pratiche da portare a casa:

1. Lasciare spazio di scelta e responsabilità (es. preparare il materiale).

2. Allenare la gestione dell’errore come occasione di apprendimento.

3. Usare il linguaggio della fiducia: “Credo che tu possa farcela da solo.”

4. Stabilire piccole responsabilità settimanali.

Open Academy: crescere insiemel’incontro fa parte del progetto SMA Open Academy, un percorso formativo rivolto non solo ad atleti e allenatori, ma anche ai genitori, protagonisti fondamentali del clima educativo nello sport. Attraverso momenti esperienziali,una volta al mese, riflessioni condivise e strumenti concreti, SMA promuove una cultura sportiva basata su fiducia, autonomia e consapevolezza.

Perché, come ricordiamo spesso in SMA: Un atleta cresce forte quando intorno a lui crescono anche gli adulti che lo accompagnano.”

Per ricevere i materiali dell’incontro o conoscere le prossime date del percorso genitori, scrivici a info@smateam.it

Elena Uberti – Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport

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