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Autore: Francesco Volpiana

Mindfulness e prestazione sportiva

Allenare la mente per vivere il presente

Vivere il presente: una sfida quotidiana (e sportiva)

Quanto è difficile, nella vita di tutti i giorni, restare nel momento presente senza rimuginare su ciò che è stato o preoccuparsi per ciò che sarà?
E quanto questo continuo spostamento mentale tra passato e futuro può generare stress, tensione e insoddisfazione, sia nella vita personale sia nello sport?

Per gli atleti questa difficoltà è amplificata: errori commessi, aspettative di risultato, giudizi esterni, pressione competitiva. Tutti elementi che rischiano di allontanare l’atleta dal “qui e ora”, l’unico spazio temporale in cui la prestazione può realmente avvenire.

È proprio in questo contesto che la Mindfulness si rivela uno strumento prezioso.

Cos’è la Mindfulness?

La Mindfulness è una pratica di meditazione che comprende esercizi di consapevolezza basati sulla respirazione, sull’attenzione al corpo e sull’osservazione dei pensieri, senza giudizio.

Il termine Mindfulness può essere tradotto come consapevolezza intenzionale del momento presente.
Le sue radici affondano nella filosofia buddista, secondo cui è possibile raggiungere uno stato di maggiore serenità e accettazione di sé attraverso una presenza mentale piena e non reattiva all’esperienza che si sta vivendo.

Negli ultimi decenni, la Mindfulness è stata integrata in ambito scientifico e clinico, diventando uno strumento validato in psicologia, medicina e, più recentemente, psicologia dello sport.

Meditazione e consapevolezza: cosa accade durante la pratica

Dal latino meditatio, ovvero “riflessione”, la meditazione è una pratica che ha come obiettivo quello di allenare la mente a restare focalizzata sul presente.

Durante la pratica mindfulness:

• la mente non viene “svuotata”, ma educata a osservare;

• i pensieri non vengono eliminati, ma riconosciuti e lasciati andare;

• l’attenzione viene riportata intenzionalmente al respiro, al corpo o alle sensazioni.

Questo processo permette all’atleta di sviluppare una relazione più funzionale con i propri pensieri ed emozioni, senza esserne travolto.

Mindfulness e sport: perché funziona?

Nel contesto sportivo, la Mindfulness non serve a “rilassarsi” in senso passivo, ma a stare pienamente dentro l’azione, con maggiore chiarezza e stabilità emotiva.

Numerosi studi scientifici hanno evidenziato come i programmi basati sulla Mindfulness possano migliorare:

• la regolazione emotiva,

• la gestione dello stress,

• la concentrazione sotto pressione,

• la qualità della prestazione.

Secondo Gardner e Moore (2004, 2007), l’approccio mindfulness-based nello sport aiuta l’atleta a ridurre l’interferenza cognitiva (rimuginio, paura dell’errore, pensieri sul risultato) favorendo uno stato mentale più funzionale alla performance.

I principali benefici della Mindfulness per gli atleti

L’integrazione della Mindfulness nei programmi di preparazione mentale porta numerosi benefici, tra cui:

1. Riduzione dello stress e dell’ansia pre-gara
Attraverso la consapevolezza del respiro e del corpo, l’atleta impara a riconoscere i segnali di attivazione e a regolarli in modo più efficace.

2. Regolazione fisiologica
Studi dimostrano un impatto positivo su frequenza cardiaca e pressione sanguigna, favorendo uno stato di attivazione ottimale (Kabat-Zinn, 1990).

3. Migliore concentrazione e focus attentivo
La Mindfulness allena l’attenzione sostenuta e selettiva, fondamentali negli sport ad alta richiesta cognitiva.

4. Incremento di attenzione, memoria e consapevolezza di sé
L’atleta diventa più capace di leggere ciò che accade dentro e fuori di sé durante la prestazione.

5. Maggiore resilienza mentale
Allenarsi a restare nel presente aiuta a recuperare più rapidamente dopo un errore o un momento di difficoltà.

6. Allenamento del respiro consapevole
Strumento chiave per la gestione dei momenti di pausa, delle transizioni e dei picchi emotivi.

7. Migliore qualità del sonno e recupero
La pratica costante favorisce un miglior equilibrio psicofisico, incidendo positivamente anche sul recupero muscolare.

Mindfulness: non solo tecnica, ma mentalità

È importante sottolineare che la Mindfulness non è una tecnica da usare solo in gara, ma una vera e propria abilità mentale da allenare nel tempo, integrata all’interno di un percorso di preparazione mentale strutturato.

Nel lavoro che svolgiamo in Sport Mindset Agency, la Mindfulness viene adattata:

• all’età dell’atleta,

• al livello di esperienza,

• allo sport praticato,

• al momento della stagione.

Perché allenare la mente significa allenare la capacità di stare dentro l’esperienza, non di controllarla a tutti i costi.

Conclusione

In uno sport sempre più veloce, esigente e performativo, la Mindfulness rappresenta uno strumento potente per aiutare gli atleti a ritrovare il centro, migliorare la qualità della prestazione e, soprattutto, il proprio benessere.

Allenare la mente a stare nel presente significa allenare la possibilità di esprimere davvero il proprio potenziale.

Dott.ssa Ylenia Scolta – Dott.ssa Elena Uberti
Sport Mindset Agency

Equitazione e psicologia dello sport: perché la mente fa la differenza

L’equitazione è uno sport in cui la prestazione non dipende solo dalla tecnica o dalla preparazione fisica, ma da un dialogo costante tra cavallo e cavaliere. Presenza mentale, regolazione emotiva e fiducia reciproca diventano elementi centrali della performance.

Proprio per questa sua natura relazionale, l’equitazione rappresenta un contesto privilegiato per l’applicazione della psicologia dello sport.

L’equitazione come relazione mente–corpo

A differenza di molti sport individuali, nell’equitazione l’atleta non è mai solo.
Il cavallo percepisce in modo immediato stati emotivi, tensioni corporee e qualità dell’attenzione del cavaliere.

La letteratura scientifica evidenzia come i cavalli siano altamente sensibili ai segnali non verbali e alle variazioni emotive dell’essere umano (Keeling et al., 2009). Per questo, ansia, paura o ipercontrollo mentale possono influenzare direttamente la qualità della prestazione.

Gestione della paura e fiducia dopo un infortunio

Dopo una caduta o un infortunio, è frequente che l’atleta sviluppi:

• paura del gesto,

• calo di fiducia,

• evitamento,

• ipercontrollo.

Studi in psicologia dello sport mostrano come questi fattori psicologici possano ostacolare il pieno ritorno alla prestazione se non adeguatamente elaborati (Ardern et al., 2013).
Nell’equitazione, questo lavoro è ancora più delicato perché la fiducia dell’atleta si riflette direttamente nella relazione con il cavallo.

Focus mentale e adattamento all’imprevisto

Le competizioni equestri richiedono una forte capacità di adattamento: condizioni ambientali variabili, imprevisti e gestione della pressione.
Allenare il focus attentivo, la regolazione dell’attivazione emotiva e il dialogo interno permette all’atleta di rimanere presente e funzionale anche in contesti complessi (Gould & Maynard, 2009).

Psicologia dello sport ed equitazione

La psicologia dello sport applicata all’equitazione lavora su:

• gestione dell’ansia e della paura,

• ricostruzione della fiducia post-infortunio,

• qualità della presenza mentale,

• relazione cavallo–cavaliere.

Un componente del team Sport Mindset Agency ha vissuto personalmente questo percorso, sperimentando come il lavoro mentale possa trasformare una difficoltà in un’opportunità di crescita sportiva e personale.

Conclusione

Nell’equitazione, vincere non significa solo ottenere un risultato, ma costruire una relazione efficace, restare nel processo e sviluppare consapevolezza mentale.
Allenare la mente significa permettere all’atleta di esprimere il proprio potenziale nel rispetto di sé e del cavallo.

📚 Riferimenti scientifici

• Keeling, L. J. et al. (2009) – Human–horse interactions and horse welfare

• Ardern, C. L. et al. (2013) – Psychological responses after injury

• Gould, D., Maynard, I. (2009) – Psychological preparation for performance

Dott.ssa Margherita Romito – Dott.ssa Elena UbertiSport Mindset Agency

Allenare la mente in uno dei contesti tennistici più prestigiosi

Il 29 dicembre, presso Horizon Tennis Home di Vicenza si è svolta la giornata formativa in psicologia dello sport durante lo Stage Horizon.
Per Sport Mindset Agency, questa collaborazione rappresenta molto più di una singola sessione: è una partnership metodologica, costruita su una visione condivisa dello sviluppo dell’atleta.

Horizon Tennis Home è oggi uno dei centri di formazione tennistica più prestigiosi in Europa, e il fatto che la preparazione mentale SMA sia stata inserita come pilastro ufficiale dello Stage conferma l’importanza crescente del lavoro psicologico nella performance di alto livello.

Uno Stage a 360°: dentro e fuori dal campo

Lo Stage Horizon (28–30 dicembre) è stato concepito come un’esperienza intensiva e completa, che ha unito:
• allenamento tecnico di alto livello
• preparazione atletica dedicata
• formazione mentale strutturata
• momenti di confronto, crescita personale e team building
• attività sociali e ricreative (Horizon Party)

Un percorso pensato per accompagnare l’atleta non solo nella prestazione, ma nella sua crescita globale.

La sessione SMA: un pilastro del 29 dicembre

All’interno del programma ufficiale, la sessione SMA di 3 ore è stata presentata agli atleti e alle famiglie come uno degli appuntamenti centrali dello Stage.

Un incontro:
• di gruppo
• guidato da professionisti della preparazione mentale
• esperienziale e partecipato
• focalizzato sulla performance tennistica e sui processi psicologici che la sostengono

Gli obiettivi principali del lavoro sono stati:

Gestione della pressione
Rimanere presenti e lucidi nei punti importanti, riconoscendo e regolando le reazioni emotive in campo.

Concentrazione e attenzione
Costruzione di routine funzionali, prevenzione delle distrazioni e capacità di “reset” tra un punto e l’altro.

Mindset competitivo e atteggiamento propositivo
Gestione dell’errore, linguaggio interno e postura mentale nei momenti delicati.

La ricerca in psicologia dello sport evidenzia come queste competenze siano determinanti per la continuità di prestazione e il benessere dell’atleta (Weinberg & Gould, 2019; Cotterill, 2010).

Metodo SMA: osservare il processo, non solo il risultato

La giornata del 29 dicembre è stata strutturata in due turni pomeridiani, con rotazione aula–campo, permettendo a tutti gli atleti di vivere entrambe le esperienze.
Gli assistenti SMA hanno seguito gli stessi ragazzi in entrambe le situazioni, utilizzando griglie di osservazione per rendere visibili abilità mentali spesso invisibili:
• goal setting
• self-talk
• focalizzazione
• gestione di stress e ansia
• intensità ed energia
• relazione con il gruppo

Il lavoro sul campo (respirazione, routine, vocalizzazione, gestione delle pause) e quello in aula (goal setting a breve termine, mindfulness) sono stati costantemente adattati al livello di esperienza mentale degli atleti.

Allenare la mente, per noi, significa allenare il processo, non imporre tecniche.

Una partnership, non un’attività accessoria

SMA è stato presente come partner ufficiale dello Stage Horizon, integrandosi pienamente con:
• lo staff tecnico Horizon
• i preparatori atletici
• lo staff organizzativo

Con una comunicazione fluida, ruoli chiari e una visione condivisa.
Questo è ciò che permette di costruire interventi professionali, coerenti e realmente efficaci, in linea con i principi della Self Determination Theory, che sottolinea il ruolo di competenza, autonomia e relazione nello sviluppo dell’atleta (Deci & Ryan, 2000).

In Sport Mindset Agency crediamo che la performance nasca dall’integrazione tra corpo, mente e contesto.
La collaborazione con Horizon Tennis Home rappresenta un esempio concreto di come la preparazione mentale possa – e debba – essere parte strutturale dei percorsi di alto livello.

Allenare la mente non è un extra.
È parte del gioco.

Dr.ssa Elena Uberti
Psicoterapeuta – Psicologa dello Sport
Sport Mindset Agency

Qual è il motore delle tue azioni?

Molte ricerche, se non bastassero gli esempi visibili ad occhio nudo, confermano l’importanza della motivazione nel contesto sportivo (Gould et al., 2002; Vallerand, 2007).  

Cosa significa realmente “motivazione”? Dal latino motivus, ossia “capace di muovere”, la motivazione è il processo che ci permette di iniziare e sostenere un’azione, un comportamento e portarlo avanti fino al raggiungimento del risultato posto come obiettivo (Vallerand et al,1993). 

Qui parleremo, in particolare, della motivazione intrinseca, ossia di ciò che dentro di noi ci permette di sostenere il nostro percorso verso gli obiettivi. Come atleti sappiamo bene quanto sia importante sostenere il percorso sportivo, caratterizzato da momenti di soddisfazione, gioia e raggiungimento di risultati, tanto quanto da fatica, sacrifici e perseveranza.  Ritroviamo subito un elemento chiave per sostenere la nostra motivazione: gli obiettivi. Definiti in modo chiaro, specifico, temporalmente definito, consciamente rilevanti e formulati di modo che siano sì sfidanti, ma effettivamente raggiungibili (obiettivi SMART), gli obiettivi ci permettono di orientare il nostro impegno ed i nostri sforzi. 

Senza obiettivi chiari le nostre energie derivate dalla motivazione, dal nostro desiderio di muoverci verso, verrebbero irrimediabilmente sperperate, per assenza di una direzione definita. Per tal motivo un goal Setting efficace è un punto fondamentale per la nostra motivazione, come noi di SMA ben sappiamo e ricordiamo ai nostri atleti. 

Nella Self Determination Theory di Deci e Ryan (1985, 2000) emerge come l’essere umano abbia la necessità che i suoi bisogni di autonomia, competenza e relazione vengano soddisfatti, per poter sostenere il proprio benessere e la motivazione. Cosa significa? Che, se vogliamo che l’atleta sia motivato nel praticare la propria attività sportiva, sarà necessario che percepisca 

-Di scegliere attivamente quell’attività sportiva, ricordandosi i motivi per cui la sceglie, ogni giorno (autonomia)

-Di percepire fiducia nelle proprie abilità di praticare tale attività sportiva con successo, al netto degli errori normalmente presenti (competenza)

-Di ingaggiare relazioni soddisfacenti e significative con i diversi attori del contesto sportivo: altri atleti, allenatori e non per ultimi anche i genitori, ognuno nel proprio ruolo e contesto, comunicando con loro in modo utile alle parti e al processo di crescita dell’atleta stesso (Relazione).

Oltre a questo è fondamentale riconoscere il ruolo centrale dell’energia in noi, legata alla motivazione, che è motore e al contempo carburante del processo di motivazione stessa. 

La nostra energia, come qualsiasi altra tipologia di energia, ha necessità di ricarica. 

Per questo è importante 

1. Riconoscere ed accettare che la nostra energia non è infinita 

2. Riconoscere i momenti di stanchezza e riposare

3. Riconoscere la necessità di ricaricarsi: con le attività che ci fanno stare bene, riconoscendo i nostri successi (anche i più piccoli) in ambito sportivo e non solo, dando il giusto spazio ai diversi elementi della nostra vita. 

La motivazione, per concludere, passa anche e soprattutto per il benessere dell’atleta, elemento in cui noi di SMA crediamo profondamente. Senza benessere non vi è motivazione, senza benessere non vi è successo. 

In Sport Mindset Agency sosteniamo il tuo benessere. 

Dr.ssa Manuela Ermacora

Allenare l’errore – Parte 2

Tecniche, allenamento e ruolo dell’allenatore secondo il metodo SMA

Nel precedente articolo abbiamo esplorato la dimensione psicologica dell’errore e il suo impatto sulla crescita atletica.
In questa seconda parte entriamo invece nel cuore operativo: come si gestisce l’errore e come viene allenato concretamente nei progetti SMA team.

Saper reagire in modo funzionale a uno sbaglio è una competenza mentale che si costruisce, esattamente come la tecnica o la condizione fisica.

Gestire l’emozione dopo l’errore: tecniche utilizzate in SMA team

I secondi immediatamente successivi a un errore sono decisivi.
L’atleta vive un picco emotivo e fisiologico che può compromettere l’azione successiva, soprattutto se non dispone di strumenti adeguati.

Nei percorsi di SMA team vengono insegnate e personalizzate alcune strategie chiave:

1. Regolazione fisiologica

Routine di respirazione, espirazioni lente e tecniche corporee che aiutano il sistema nervoso a ritrovare stabilità.
Queste vengono utilizzate in molti progetti SMA, anche con giovani atleti.

2. Self-talk funzionale

Frasi brevi e chiare che riportano l’attenzione al compito, come:
«Riparto», «Prossima azione», «Questo è un dato, non un giudizio».
Il dialogo interno è un elemento centrale della metodologia SMA.

3. Ancoraggi attentivi

Gesti simbolici e immediati — come stringere il pugno o toccare un punto del campo — che aiutano a tornare nel presente, spezzando il ciclo della ruminazione.

L’obiettivo non è eliminare l’emozione, ma riconoscerla e regolarla per poter proseguire con lucidità.

L’errore: la palestra della resilienza

L’allenamento è il luogo ideale in cui normalizzare l’errore e togliere allo sbaglio la connotazione di minaccia.

Nei progetti realizzati da SMA team con club e settori giovanili, vengono spesso introdotte:

• situazioni di allenamento ad alta probabilità di errore,

• feedback immediati e precisi,

• momenti di riflessione guidata,

• focus sul processo e non solo sul risultato.

L’obiettivo è trasformare l’ambiente di allenamento in uno spazio psicologicamente sicuro, dove sperimentare non è un rischio ma un atto di crescita.

Il ruolo dell’allenatore nel metodo SMA

Gli allenatori sono figure fondamentali nella gestione dell’errore.
Una buona parte del lavoro psicologico svolto da SMA team con staff tecnici riguarda proprio la costruzione di un clima che supporti l’apprendimento.

Un allenatore in linea con il metodo SMA:

• utilizza un linguaggio non punitivo;

• calibra le sfide in modo progressivo;

• valorizza l’impegno oltre al risultato;

• sostiene l’autonomia decisionale dell’atleta.

Questo tipo di clima favorisce resilienza, coraggio e disponibilità a prendersi rischi funzionali.

Dopo la gara: dall’errore alla strategia di miglioramento

Il momento di analisi successivo alla gara è un punto cruciale.
All’interno di SMA, molti progetti prevedono schede, video review e confronti guidati per aiutare l’atleta a leggere lo sbaglio con lucidità.

Durante la revisione:

• si distinguono i fattori tecnici, tattici, fisici e psicologici;

• si identificano elementi controllabili e non;

• si formula un piano di miglioramento concreto.

Il passaggio dall’emozione all’analisi è una delle competenze più preziose che SMA team cerca di coltivare.

Conclusione – Quando l’errore diventa un alleato

Saper gestire l’errore significa saper gestire la propria crescita.
Quando l’atleta smette di temere lo sbaglio e impara a leggerlo, allora sviluppa quella maturità sportiva che SMA team promuove in ogni suo intervento.

L’errore, da minaccia, diventa così ciò che è sempre stato:
un alleato silenzioso, ma potentissimo, nel percorso di evoluzione sportiva.

Tecla Oliveri– Psicologa dello Sport di SMA team

Perché l’errore spaventa – Parte 1

Come SMA team lavora per trasformare l’errore in crescita

Nel percorso sportivo, l’errore viene spesso percepito come una minaccia: qualcosa da evitare, correggere o eliminare il prima possibile. Tuttavia, l’esperienza clinica e sul campo dei professionisti di SMA team mostra un quadro molto diverso.
L’errore non è un antagonista da combattere: è una componente strutturale della prestazione e una delle principali opportunità di sviluppo per l’atleta.

All’interno dei progetti che SMA porta avanti con squadre, federazioni e atleti individuali, la gestione dell’errore è considerata un vero allenamento psicologico. Il modo in cui un atleta vive, interpreta e reagisce allo sbaglio influenza profondamente la sua crescita sportiva e personale.

Perché l’errore fa così paura? La dimensione psicologica

L’errore tocca corde molto profonde: mette in dubbio le proprie capacità, minaccia l’immagine di sé e attiva la paura del giudizio. Per molti atleti — soprattutto giovani — sbagliare significa rischiare di deludere l’allenatore, i compagni, i genitori o il pubblico.
Questa pressione genera ansia, irrigidimento e comportamenti di evitamento che, paradossalmente, aumentano la probabilità di sbagliare di nuovo.

Nei percorsi di SMA team lavoriamo proprio su questo: aiutare l’atleta a distinguere lo sbaglio dal proprio valore personale, rendendo l’errore un dato da osservare e non un’etichetta. È un processo che libera energia mentale e restituisce lucidità.

Errore come feedback: allenare la mentalità di crescita

Uno dei pilastri metodologici di SMA è la growth mindset.
Secondo questa prospettiva, le abilità non sono qualcosa di fisso, ma competenze che si costruiscono nel tempo.
L’errore diventa così un’informazione preziosa: indica dove intervenire e orienta il miglioramento.

Nel lavoro con atleti e staff, SMA team favorisce l’acquisizione di questa mentalità aiutando gli sportivi a:

• separare l’identità personale dalla singola prestazione;

• interpretare l’errore in modo costruttivo e non giudicante;

• mantenere motivazione e stabilità emotiva anche nei momenti critici;

• vedere le sfide come parte naturale del percorso.

La crescita psicologica diventa quindi parte integrante della crescita atletica, non un’aggiunta opzionale.

Conclusione – Il primo passo per cambiare il rapporto con l’errore

Questa prima parte mette a fuoco ciò che spesso non viene allenato abbastanza: la percezione dell’errore.
Prima ancora delle tecniche, delle routine o della revisione post-gara, è necessario sviluppare una visione più sana e costruttiva dello sbaglio.

È esattamente ciò che, ogni giorno, i professionisti di SMA team cercano di trasmettere nei loro progetti: una cultura sportiva che non demonizzi l’errore, ma lo utilizzi come materia prima della crescita.

Di Tecla Oliveri– Psicologa dello Sport di SMA team

Qual è il motore delle tue azioni?

Molte ricerche, se non bastassero gli esempi visibili ad occhio nudo, confermano l’importanza della motivazione nel contesto sportivo (Gould et al., 2002; Vallerand, 2007).  

Cosa significa realmente “motivazione”? Dal latino motivus, ossia “capace di muovere”, la motivazione è il processo che ci permette di iniziare e sostenere un’azione, un comportamento e portarlo avanti fino al raggiungimento del risultato posto come obiettivo (Vallerand et al,1993). 

Qui parleremo, in particolare, della motivazione intrinseca, ossia di ciò che dentro di noi ci permette di sostenere il nostro percorso verso gli obiettivi. Come atleti sappiamo bene quanto sia importante sostenere il percorso sportivo, caratterizzato da momenti di soddisfazione, gioia e raggiungimento di risultati, tanto quanto da fatica, sacrifici e perseveranza.  Ritroviamo subito un elemento chiave per sostenere la nostra motivazione: gli obiettivi. Definiti in modo chiaro, specifico, temporalmente definito, consciamente rilevanti e formulati di modo che siano sì sfidanti, ma effettivamente raggiungibili (obiettivi SMART), gli obiettivi ci permettono di orientare il nostro impegno ed i nostri sforzi. 

Senza obiettivi chiari le nostre energie derivate dalla motivazione, dal nostro desiderio di muoverci verso, verrebbero irrimediabilmente sperperate, per assenza di una direzione definita. Per tal motivo un goal Setting efficace è un punto fondamentale per la nostra motivazione, come noi di SMA ben sappiamo e ricordiamo ai nostri atleti. 

Nella Self Determination Theory di Deci e Ryan (1985, 2000) emerge come l’essere umano abbia la necessità che i suoi bisogni di autonomia, competenza e relazione vengano soddisfatti, per poter sostenere il proprio benessere e la motivazione. Cosa significa? Che, se vogliamo che l’atleta sia motivato nel praticare la propria attività sportiva, sarà necessario che percepisca 

-Di scegliere attivamente quell’attività sportiva, ricordandosi i motivi per cui la sceglie, ogni giorno (autonomia)

-Di percepire fiducia nelle proprie abilità di praticare tale attività sportiva con successo, al netto degli errori normalmente presenti (competenza)

-Di ingaggiare relazioni soddisfacenti e significative con i diversi attori del contesto sportivo: altri atleti, allenatori e non per ultimi anche i genitori, ognuno nel proprio ruolo e contesto, comunicando con loro in modo utile alle parti e al processo di crescita dell’atleta stesso (Relazione).

Oltre a questo è fondamentale riconoscere il ruolo centrale dell’energia in noi, legata alla motivazione, che è motore e al contempo carburante del processo di motivazione stessa. 

La nostra energia, come qualsiasi altra tipologia di energia, ha necessità di ricarica. 

Per questo è importante 

1. Riconoscere ed accettare che la nostra energia non è infinita 

2. Riconoscere i momenti di stanchezza e riposare

3. Riconoscere la necessità di ricaricarsi: con le attività che ci fanno stare bene, riconoscendo i nostri successi (anche i più piccoli) in ambito sportivo e non solo, dando il giusto spazio ai diversi elementi della nostra vita. 

La motivazione, per concludere, passa anche e soprattutto per il benessere dell’atleta, elemento in cui noi di SMA crediamo profondamente. Senza benessere non vi è motivazione, senza benessere non vi è successo. 

In Sport Mindset Agency sosteniamo il tuo benessere. 

Dr.ssa Manuela Ermacora

La preparazione mentale è per tutti: bambini, adulti, amatori e non solo agonisti. Perché lo sport è prima di tutto benessere

La preparazione mentale non è solo per atleti professionisti: è utile a bambini, adulti e amatori di ogni livello. Scopri perché lo sport è prima di tutto benessere e come il mental training migliora motivazione e piacere nel movimento.

Quando si parla di psicologia dello sport, molti immaginano atleti professionisti, grandi palcoscenici, competizioni ad alta pressione.
In realtà, la preparazione mentale è uno strumento prezioso anche, e soprattutto, per chi pratica sport per piacere, benessere, equilibrio personale.

Che tu sia un bambino che inizia una nuova disciplina, un adulto che corre per scaricare lo stress, o un amatore che si allena quando gli impegni lo permettono, la mente influenza profondamente il modo in cui vivi lo sport.

La preparazione mentale non serve solo a vincere o raggiungere obiettivi ambiziosi.
Serve a stare bene, a costruire un rapporto sano con il proprio corpo, a trovare motivazione, costanza e serenità.
E quando il benessere cresce, la performance, grande o piccola che sia, segue naturalmente.

Preparazione mentale: non è solo per chi gareggia ad alto livello

Uno dei miti più diffusi è che la preparazione mentale sia riservata agli atleti d’élite.
È un’idea che nasce dal fatto che spesso se ne sente parlare in occasioni sportive importanti, quando l’aspetto psicologico diventa determinante.

Ma la verità è un’altra:

  • chiunque pratichi sport vive emozioni, tensioni, aspettative;
  • chiunque può provare calo di fiducia, paura di sbagliare, difficoltà di motivazione;
  • chiunque può trarre beneficio da strumenti per gestire lo stress e ritrovare il proprio equilibrio sia nello sport che nella vita quotidiana.

La psicologia dello sport non è “riparativa” ma preventiva, educativa e di supporto al benessere globale.

Per chi è davvero utile la preparazione mentale?

1. Bambini e ragazzi che iniziano a fare sport

Per i più giovani, lo sport è un laboratorio emotivo straordinario: imparano a gestire frustrazione, entusiasmo, errori, confronti, responsabilità.
La preparazione mentale li aiuta a:

  • vivere lo sport con leggerezza e divertimento;
  • sviluppare fiducia nelle proprie capacità;
  • capire e gestire le emozioni;
  • affrontare meglio i cambiamenti e le sconfitte.

2. Adulti che praticano sport per hobby o benessere

Molti adulti fanno sport per:

  • ricaricarsi,
  • scaricare tensioni,
  • ritagliarsi un tempo personale,
  • migliorare forma fisica e salute.

La preparazione mentale rende questa esperienza più consapevole e gratificante, aiutando a:

  • mantenere motivazione e costanza,
  • ridurre ansia e autocritica,
  • ritrovare equilibrio tra impegni e allenamento,
  • vivere l’attività fisica come spazio di cura personale.

3. Amatori di qualsiasi livello

Che ci si alleni una volta alla settimana o cinque, il lavoro mentale aiuta a:

  • affrontare meglio la fatica;
  • superare blocchi o paure (come l’ansia da gara amatoriale);
  • stabilire obiettivi realistici e personali;
  • godersi il percorso senza pressioni.

4. Atleti che rientrano dopo un infortunio

L’infortunio non è mai solo fisico:
ha un impatto emotivo forte, che può includere paura, frustrazione, perdita di fiducia.
La preparazione mentale aiuta a:

  • ricostruire gradualmente la sicurezza;
  • gestire apprensioni e timori di ricaduta;
  • sostenere la motivazione in un momento delicato.

5. Chi vive la pratica sportiva “a fasi”

Molti alternano periodi di grande motivazione a momenti di blocco o stanchezza psicologica.
Il lavoro mentale aiuta a capire questo ciclo e ritrovare un ritmo sostenibile, senza giudizio.

Prima il benessere, poi la performance: il cambio di paradigma

Perché il benessere migliora la performance

Spesso si pensa che per migliorare la performance si debba “spingere di più”, essere più rigidi, più esigenti. In realtà, la scienza e l’esperienza sul campo mostrano l’opposto: un atleta sereno, motivato e in contatto con il proprio corpo performa meglio.
Quando il focus è sul benessere si sviluppano:

  • una migliore gestione delle emozioni;
  • maggiore fiducia;
  • capacità di restare presenti;
  • più tolleranza agli errori;
  • maggiore resilienza psicologica.

La performance non è un obiettivo da inseguire, ma una conseguenza naturale di un processo sano.

Lo sport come spazio personale, non competizione

Per molti, lo sport rappresenta:

  • una pausa dalla frenesia quotidiana;
  • un modo per liberare la mente;
  • uno spazio per sentirsi competenti, autonomi, vivi.

Il lavoro mentale ha l’obiettivo di custodire e valorizzare questo spazio, evitando che ansia, aspettative o confronti lo rendano pesante.

Non serve avere grandi obiettivi per meritare supporto psicologico nello sport.
Serve solo il desiderio di stare bene mentre ci si muove.

Tecniche di mental training semplici e adatte a tutti

Ecco alcune pratiche efficaci anche per chi fa sport a livello amatoriale:

  • Respirazione e grounding
    Utilissime per gestire ansia pre-allenamento o pre-gara amatoriale.
    • Visualizzazione “gentile”
      Immaginare sensazioni positive, non solo risultati: calma, fluidità, fiducia.
    • Routine pre-allenamento
      Anche una routine di pochi minuti può aiutare ad “entrare nel proprio spazio”.
    • Self-talk non giudicante
      Sostituire pensieri rigidi con frasi che sostengono, non che bloccano.
    • Goal setting “realistico e personale”
      Obiettivi che rispettano i propri tempi, la propria vita, la propria energia.

I benefici per chi pratica sport a livello amatoriale

  • Più motivazione e costanza
  • Minor stress e maggior piacere nell’allenamento
  • Migliore relazione con il corpo
  • Riduzione del rischio di infortuni (grazie a una maggiore consapevolezza)
  • Gestione più equilibrata dei ritmi di vita
  • Incremento del benessere generale

Chi lavora anche sulla mente si allena meglio, si ascolta di più, si gode il movimento.

Conclusione

La preparazione mentale non è una questione di livelli, medaglie o agonismo.
È una forma di cura personale, un modo per vivere lo sport con autenticità, serenità e piacere.

Aiuta a stare bene prima di tutto: con il proprio corpo, con le proprie emozioni e con il proprio modo unico di muoversi nel mondo.

E quando si sta bene, anche la performance, qualunque sia il livello, trova naturalmente il suo spazio.

Se vuoi approfondire come la preparazione mentale può accompagnare te, i tuoi figli o il tuo team, o se desideri iniziare un percorso personalizzato, puoi contattarci: sarà un piacere costruire insieme il modo più sano e motivante di vivere il tuo sport.

Dott.ssa Federica Cominelli – SMATeam

Quando il trauma incontra l’EMDR

Quando il trauma incontra l’EMDR

Il valore del lavoro in équipe nella riabilitazione mentale di un calciatore d’élite

Nel mondo del calcio professionistico, la narrazione più diffusa ruota attorno ai gol, ai record e alla gloria. Ma c’è una parte della storia che raramente trova spazio: quella che inizia quando il corpo si rompe, la carriera si interrompe e la mente rimane sola con un ricordo che brucia.

È in quei momenti che il lavoro psicologico diventa fondamentale.
Ed è proprio in questa fase delicata che un calciatore riconosciuto — figura nota e rispettata nell’ambiente, con un passato ad alto livello — ha scelto di rivolgersi a noi.

Non citeremo il nome per ragioni di privacy, ma il suo percorso merita di essere raccontato, perché rappresenta ciò che lo sport raramente mostra: la rinascita interiore di un atleta dopo un trauma.

Un crociato rotto non è solo un infortunio: è una frattura nella fiducia

L’infortunio non lascia solo un segno sul ginocchio, segna un prima e un dopo, come una linea invisibile che divide ciò che l’atleta era da ciò che teme di non poter più essere.

Paura di rifarsi male.
Paura di non essere più all’altezza.
Paura di deludere.

Sono emozioni che non si vedono nei referti medici, ma che restano impresse nel corpo, nelle immagini mentali, nei ricordi intrusivi.
E per affrontarle serve molto più della fisioterapia: serve un lavoro integrato, profondo, competente.

Ecco perché, quando è entrato nel nostro studio SMA di Milano ha trovato una squadra per la sua mente, per la sua storia, per la sua identità sportiva.

Tra psicoterapia e EMDR 

Martedì 18 novembre 2025 abbiamo registrato — con il suo consenso — parti selezionate della seduta di EMDR. L’obiettivo è quello di mostrare cosa significa davvero lavorare sul trauma nello sport. La tecnica EMDR, uno strumento riconosciuto a livello internazionale per la rielaborazione dei traumi, ha l’obiettivo di ridurre la carica emotiva legata all’infortunio, trasformando quelle immagini dolorose in ricordi meno disturbanti. Lavorare sulle credenze negative (“sono finito”) e sostituirle con cognizioni funzionali (“mi fido del mio corpo”, “sto tornando forte”).
Rimettere in dialogo corpo ed emozioni.

La sessione dedicata all’integrazione sportiva era finalizzata a:
• riconoscere i segnali di fiducia corporea
• introdurre routine mentali pre-gara
• lavorare sull’identità dell’atleta post-infortunio
• preparare il ritorno in campo anche dentro di sé

Perché un crociato rotto guarisce in mesi. Ma la fiducia prende più tempo.
E va allenata con la stessa cura (se non di più) riservata alla forza, alla tecnica, alla tattica.

Il valore del lavoro in équipe: nessuno si rialza da solo

In SMA crediamo profondamente che il miglior risultato nasca dalla sinergia tra professionisti. Non esiste una sola figura che possa accompagnare da sola un atleta attraverso un trauma complesso.
Serve la psicologia per ricostruire fiducia, routine e identità. È in questo spazio di collaborazione che nasce il vero cambiamento: nell’unione di competenze diverse, nel dialogo continuo, nella capacità di guardare l’atleta come persona nella sua interezza.

E il nostro lavoro con questo calciatore lo dimostra: non stiamo accompagnando solo un ginocchio verso la guarigione. Stiamo accompagnando un uomo, la sua storia sportiva, il suo coraggio, la sua voglia di tornare.

La ricerca lo conferma: la mente può ostacolare la guarigione, ma può anche accelerarla in modo sorprendente quando viene coinvolta nel modo giusto.

Il trauma non è una debolezza. È una cicatrice che può diventare un punto di forza, se rielaborata. Il nostro obiettivo, come équipe, non è cancellare ciò che è accaduto.
È cambiare il significato che ha per l’atleta. Perché ogni storia di ritorno non inizia dal fisico che recupera, ma dalla mente che decide di fidarsi di nuovo.

SMAteam — Psicologia dello Sport, Psicoterapia, Ricerca, Formazione
Dove lo sport incontra la mente. Dove la prestazione incontra la persona. Dove ogni atleta può rinascere più forte di prima.

Moseley, G. L., & Butler, D. S. (2020). Explain Pain Supercharged. NOI Group.

Korn, D. L. (2009). “EMDR and Performance Enhancement: Use of EMDR Protocols with Athletes.” Journal of EMDR Practice and Research, 3(4), 248–257.

Shapiro, F. (2018). Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy: Basic PrinciplesProtocols, and Procedures. Guilford Press.

Dott.ssa Elena Uberti e Dott.ssa Martina Manzoni – SMAteam

SMA OLIMPICA a Tokyo

Il valore del lavoro condiviso tra lo SMAteam e lo staff azzurro

La delegazione italiana è arrivata a Tokyo.
Le Deaflympics stanno per iniziare e l’energia nel gruppo è fortissima. Questo evento, in programma dal 15 al 26 novembre 2025, rappresenta uno dei momenti più significativi per lo sport, con la partecipazione di 90 nazioni e della nostra FSSI, presente con oltre 150 persone tra atleti, tecnici e dirigenti.

Per l’Italia, le Deaflympics non sono un appuntamento come gli altri: la nostra tradizione parla di 384 medaglie totali accumulate dal 1924 a oggi. Ma ogni edizione è nuova, diversa, unica.
Quest’anno, ancora più che in passato, abbiamo costruito un percorso preparatorio in cui mente, relazione e consapevolezza sono stati elementi centrali.

Il nostro ruolo: essere parte dello staff, non un supporto esterno

La presenza di SMA all’interno della delegazione non è un’aggiunta, ma una componente integrata nello staff, allineata con allenatori, preparatori e dirigenti.

Il nostro obiettivo è chiaro: creare le condizioni psicologiche e relazionali che permettono agli atleti di esprimere il proprio potenziale in un contesto altamente complesso come quello delle Deaflympics.

Lo facciamo attraverso:

  • monitoraggio del clima di squadra
  • facilitazione della comunicazione interna
  • gestione dell’attivazione mentale
  • continuità delle routine consolidate durante l’anno
  • attenzione alle dinamiche emotive nei momenti di pressione
  • coordinamento quotidiano con allenatori e tecnici

La nostra funzione non è “intervenire nel momento critico”, ma lavorare sul processo, dare significato, facilitare adattamento e concentrazione.

Una preparazione costruita negli allenamenti e nei raduni

L’avvicinamento alle Deaflympics 2025 è passato attraverso diversi raduni federali, momenti fondamentali per osservare e potenziare il lato mentale della performance.

Tra questi, il raduno di Ferrara del 18 ottobre ha rappresentato un punto fondamentale: un’intera mattinata in cui atleti e staff hanno lavorato su esercitazioni mentali dinamiche, scambi rapidi, cambi di scenario e richieste situazionali crescenti.

In quel contesto, la psicologia dello sport ha avuto un ruolo preciso:

  • osservare come gli atleti reagivano agli imprevisti
  • analizzare la comunicazione soprattutto non verbale
  • monitorare l’attenzione nei passaggi rapidi da un compito all’altro
  • costruire insieme allo staff strategie di supporto mentale replicabili in gara

Il lavoro fatto in raduno è stato il terreno su cui abbiamo costruito poi le routine e gli adattamenti individuali che ora, a Tokyo, ritroviamo nelle pratiche quotidiane.

Tokyo: un contesto impegnativo, un’opportunità straordinaria
La delegazione italiana gareggerà accanto a migliaia di atlete e atleti da tutto il mondo, in un programma che prevede 21 discipline complessive, con l’Italia impegnata in 9 sport. La cerimonia di apertura del 15 novembre darà ufficialmente il via a questo viaggio. Un viaggio fatto di sfide, emozioni, momenti di euforia e momenti di complessità. Noi siamo qui per questo: per accompagnare atleti e staff dentro un percorso che va oltre il risultato.

Perché un gruppo funziona quando ogni parte si sente sostenuta, compresa, rappresentata. E oggi, più che mai, siamo orgogliosi di esserci.

La delegazione italiana è pronta.
Noi ci siamo.
Forza azzurri! 💙🇮🇹

Per aggiornamenti o materiali SMA:
📩 info@smateam.it

Di Elena Uberti – Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport SMA

Dalla pressione alla fiducia: come trasformare le aspettative in obiettivi concreti


Quando le aspettative diventano eccessive o poco realistiche, il rischio è quello di perdere il controllo sulla propria prestazione.
Molti atleti riferiscono che il momento di maggiore ansia è “prima di cominciare”, quando la mente è piena di frasi come “non posso sbagliare”, “devo vincere”.

Uno degli strumenti più efficaci per trasformare la pressione in direzione è il goal setting, cioè la definizione di obiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici, Temporizzati).
Passare da un’aspettativa astratta (“devo vincere”) a un piano d’azione concreto (“voglio migliorare la mia gestione della partenza e restare concentrato fino alla fine”) significa riprendere il controllo.

Questo tipo di lavoro è al centro dei percorsi che SMAteam propone con atleti e squadre:
durante le sessioni individuali o di gruppo, aiutiamo sportivi di ogni età a ridefinire i propri obiettivi, distinguendo ciò che è controllabile (impegno, atteggiamento, preparazione) da ciò che non lo è (risultato, giudizio altrui).

Attraverso esercizi di self-talk positivo, visualizzazioni e tecniche di regolazione emotiva, gli atleti imparano a costruire un dialogo interno funzionale.
Frasi come “posso imparare da questo” o “respiro e riparto” diventano strumenti di stabilità mentale, non semplici slogan.

Nei progetti con le società sportive, SMAteam lavora anche con allenatori e genitori, affinché il linguaggio e le aspettative dell’ambiente siano coerenti con la crescita dell’atleta.
Quando l’intero sistema sportivo – staff, famiglia e atleta – impara a condividere obiettivi chiari e flessibili, la prestazione non è più vissuta come un esame, ma come un percorso di sviluppo personale.

💬 Allenare la mente non significa eliminare la pressione, ma imparare a trasformarla in fiducia, direzione e consapevolezza.

Di Chiara Feno e Elena Uberti psicologi dello sport di SMATeam

Le aspettative nello sport: pressione o stimolo motivazionale?

Le aspettative sono una presenza costante nel mondo sportivo: quelle che l’atleta ha verso se stesso, quelle dei genitori, degli allenatori, dei compagni e, nei casi più esposti, dei tifosi.
In adolescenza – fase in cui l’identità è ancora in costruzione e il bisogno di approvazione è intenso – il peso delle aspettative può amplificarsi fino a incidere sul benessere psicologico e sulla prestazione.

Ma le aspettative sono sempre una forma di pressione?
Oppure, se gestite con consapevolezza, possono diventare un potente stimolo motivazionale?

Le aspettative rappresentano le anticipazioni di risultato che ciascun atleta formula rispetto a sé o agli altri.
Possono essere realistiche o idealizzate, esplicite o implicite, e influenzano direttamente la percezione di autoefficacia, la motivazione intrinseca, la gestione dell’ansia e la performance effettiva.

👉 Quando diventano prescrittive (“non puoi sbagliare”), generano paura e rigidità.
👉 Quando invece sono orientate al processo (“fai del tuo meglio”, “impara da ogni gara”), alimentano fiducia e motivazione.

Il punto, quindi, non è eliminare le aspettative, ma educarle.
Aiutare atleti e allenatori a riconoscerle e trasformarle in strumenti di crescita è uno dei lavori che come SMAteam portiamo avanti quotidianamente all’interno delle società sportive e nei percorsi individuali.
Attraverso incontri, esercitazioni e confronti condivisi, accompagniamo gli atleti a comprendere da dove nascono le loro aspettative, come queste influenzano il dialogo interno e come possono essere trasformate in obiettivi concreti e realistici.

Nel lavoro sul campo, spesso osserviamo che un atleta in difficoltà non è “demotivato”, ma semplicemente imbrigliato in aspettative rigide – proprie o altrui – che lo allontanano dal piacere di giocare e dalla libertà di migliorarsi.

Allenare una mente flessibile significa restituire all’atleta la possibilità di scegliere come interpretare la pressione: non come un peso, ma come un segnale di importanza, una spinta a dare senso all’impegno quotidiano.

🎯 Le aspettative non vanno combattute: vanno comprese, educate e trasformate in fiducia.

Di Chiara Feno & Elena Uberti psicologi dello sport di SMAteam

Favorire l’autonomia nello sport e nella vita: crescere con fiducia dentro e fuori dal campo

Nel mondo sportivo, “autonomia” è una parola spesso citata ma raramente compresa fino in fondo.
Si tende a confonderla con l’indipendenza, come se crescere significasse fare da soli.
In realtà, l’autonomia è una competenza che si costruisce nel tempo, insieme, dentro relazioni che sostengono, non che sostituiscono.

Durante l’incontro SMA Open Academy dedicato ai genitori, abbiamo scelto di partire da un “patto d’aula” semplice ma potente: “non cerchiamo risposte giuste, ma domande utili.” Domande che spingono a fermarsi, ad ascoltare, a chiedersi:
Quanto controllo, quanta fiducia, quanta libertà sto lasciando a mio figlio?

L’autonomia come obiettivo educativo

“L’autonomia è un obiettivo educativo, non un punto di partenza. E si costruisce insieme, nel tempo.” Da questa frase la condivisione di un caso pratico e poi la riflessione del gruppo.
“Ogni volta che un adulto interviene per evitare una frustrazione, ruba un pezzetto di autostima.” (Donald Winnicott, 1965)

Le strategie SMA per l’autonomia

Durante l’incontro, sono emerse 4 strategie pratiche da portare a casa:

1. Lasciare spazio di scelta e responsabilità (es. preparare il materiale).

2. Allenare la gestione dell’errore come occasione di apprendimento.

3. Usare il linguaggio della fiducia: “Credo che tu possa farcela da solo.”

4. Stabilire piccole responsabilità settimanali.

Open Academy: crescere insiemel’incontro fa parte del progetto SMA Open Academy, un percorso formativo rivolto non solo ad atleti e allenatori, ma anche ai genitori, protagonisti fondamentali del clima educativo nello sport. Attraverso momenti esperienziali,una volta al mese, riflessioni condivise e strumenti concreti, SMA promuove una cultura sportiva basata su fiducia, autonomia e consapevolezza.

Perché, come ricordiamo spesso in SMA: Un atleta cresce forte quando intorno a lui crescono anche gli adulti che lo accompagnano.”

Per ricevere i materiali dell’incontro o conoscere le prossime date del percorso genitori, scrivici a info@smateam.it

Elena Uberti – Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport

Self-Compassion: la forza silenziosa che migliora performance e benessere nello sport

Nel mondo sportivo, la resilienza, la disciplina e la determinazione sono qualità celebrate e incoraggiate. Tuttavia, una risorsa mentale potente e spesso sottovalutata può fare la differenza nel percorso di un atleta: la self-compassion, ovvero la capacità di trattarsi con gentilezza, comprensione e rispetto anche nei momenti di errore o difficoltà.

Essere compassionevoli con se stessi non significa abbassare le proprie aspettative o “mollare”. Significa, invece, allenare la mente a rispondere alle difficoltà con comprensione, equilibrio e rispetto, invece che con durezza e autocritica. È l’atteggiamento che permette di rialzarsi dopo una sconfitta, di imparare da un errore e di mantenere la fiducia nei propri mezzi anche nei momenti più complessi.

Secondo Kristin Neff, psicologa e ricercatrice statunitense, riconosciuta a livello internazionale come la principale studiosa di questo argomento, questa competenza si fonda su tre dimensioni fondamentali:

• Gentilezza verso se stessi (Self-kindness) vs Giudizio verso se stessi (Self-judgment)Accogliere i propri errori e limiti con comprensione e calore, anziché con critica o durezza.

• Umanità comune (Common humanity) vs Isolamento (Isolation)
Riconoscere che fallimenti e momenti difficili fanno parte dell’esperienza umana condivisa: non siamo soli in ciò che proviamo.

• Mindfulness vs Identificazione eccessiva (Over-identification)
Restare presenti e consapevoli delle emozioni, senza negarli né farsi travolgere da esse.

Nel contesto sportivo, questi tre atteggiamenti si traducono nella capacità di reagire con lucidità agli erroriaccettare le fasi di calo o gli infortuni, e ritrovare rapidamente concentrazione e fiducia.

Cosa dice la ricerca

La letteratura scientifica recente conferma che la self-compassion può influenzare positivamente il benessere e la performance sportiva.
Alcuni studi chiave mostrano che:

• Interventi brevi basati su esercizi di scrittura e consapevolezza aumentano i livelli di self-compassion e riducono ansia, autocritica e paura di fallire (Mosewich et al., 2013).

• Atleti con alti livelli di self-compassion mostrano un miglior recupero emotivo e fisiologico dopo errori o sconfitte, con una maggiore variabilità della frequenza cardiaca e minori pensieri maladattivi (Ceccarelli et al., 2019).

• Programmi di self-compassion online hanno migliorato la resilienza e la percezione di efficacia in atleti universitari, diminuendo i livelli di stress e paura dell’autocompassione (Barczak & Eklund, 2023).

• Nei giovani atleti, la self-compassion si associa a minori sintomi di burnout e maggiore equilibrio emotivo (Killham et al., 2018).

In sintesi: la self-compassion non indebolisce la motivazione, ma la rafforza.
Permette di affrontare la pressione con mente lucida e cuore saldo, trasformando ogni errore in opportunità di apprendimento.

Essere atleti compassionevoli non significa essere meno competitivi. Significa essere più resilienti, più centrati, più efficaci.
Allenare la self-compassion si può? Si, ed è come costruire un muscolo invisibile: quello che ti sostiene nei momenti di incertezza, che ti fa respirare quando tutto sembra andare storto, che ti ricorda chi sei anche quando il risultato non arriva.

Ed è proprio questo che lo psicologo dello sport, in SMA, può aiutarti a fare, perché allenare la self-compassion significa costruire una forza interiore duratura, capace di sostenere performance e benessere nel tempo.

E tu riesci a trattarti con la stessa comprensione che riserveresti ad un compagno/a di squadra o ad un amico/a?

Camilla Cavina – Consulente SMAteam

Bibliografia:
Barczak, N., & Eklund, R. C. (2023). RESET: An online self-compassion intervention for collegiate athletesPsychology of Sport and Exercise, 65, 102343. 

Ceccarelli, L., Giuliani, M., Buratta, L., & Cifone, M. G. (2019). Self-compassion and psychophysiological recovery after sport failureInternational Journal of Psychophysiology, 144, 1–8. 

Killham, M. E., Mosewich, A. D., Mack, D. E., Gunnell, K. E., & Ferguson, L. J. (2018). The roleof self-compassion in the self-regulation of motivation and well-being among young womenathletesSport, Exercise, and Performance Psychology, 7(4), 371–386. 

Mosewich, A. D., Crocker, P. R. E., Kowalski, K. C., & DeLongis, A. (2013). Applying self-compassion in sport: An intervention with women athletesJournal of Sport and ExercisePsychology, 35(5), 514–524.

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