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Educare al percorso: il ruolo dei genitori nello sport dei figli

Nello sport giovanile ci sono momenti bellissimi: le prime vittorie, l’entusiasmo degli allenamenti, le amicizie, la crescita. Ma ci sono anche momenti più complessi: la frustrazione dopo una sconfitta, la paura di sbagliare, il confronto con gli altri, il dubbio di “non essere abbastanza”. Ed è spesso proprio lì che il ruolo del genitore diventa decisivo, non tanto nel “motivare”, nel correggere o nel trovare la frase perfetta, ma nell’aiutare i figli a costruire un rapporto sano con il percorso, con la crescita e con sé stessi.

Quando un figlio soffre dopo una gara

Immaginiamo Laura, 14 anni, pallavolista.
Esce dal campo dopo una sconfitta sentendosi responsabile del risultato. È frustrata, delusa, forse anche vergognosa. I genitori, in buona fede, le chiedono: “Secondo te perché avete perso?” Laura reagisce male. Si chiude. Si sente ancora più sotto pressione.

Oppure pensiamo a Luca, atleta di salto in alto.
Sbaglia tre tentativi consecutivi, entra in ansia e torna a casa dicendo: “Mi blocco sempre quando conta davvero.”

Anche qui il rischio è trasformare il dialogo in una ricerca immediata delle cause, delle responsabilità o delle soluzioni. Ma in quei momenti i ragazzi spesso non hanno bisogno di analisi tecniche. Hanno bisogno di sentirsi accolti.

La domanda non è “come è andata?”

Molti genitori entrano nel mondo sportivo dei figli con grande disponibilità e amore. Il problema è che, senza accorgercene, rischiamo di spostare l’attenzione quasi esclusivamente sul risultato.

“Hai vinto?”; “Perché hai sbagliato?”; “Cosa è successo?”; “Come mai eri così nervoso?”. Sono domande comprensibili. Ma possono involontariamente trasmettere un messaggio: il valore dell’esperienza dipende dalla prestazione.

Educare al percorso significa invece aiutare i figli a sviluppare attenzione verso ciò che possono controllare: l’impegno, il coraggio, la presenza mentale, la capacità di riprovarci.

A volte una domanda diversa può cambiare completamente il clima del dialogo:

  • “Di cosa sei fiero oggi?”
  • “Cosa senti di aver imparato?”
  • “Cosa vuoi migliorare la prossima volta?”
  • “Qual è stata la parte più difficile da affrontare?”

Educare al percorso non significa abbassare le aspettative

Un equivoco frequente è pensare che valorizzare il percorso significhi “accontentarsi”. In realtà è quasi il contrario. I ragazzi che imparano a concentrarsi sui processi sviluppano spesso maggiore stabilità motivazionale, più autonomia e più capacità di affrontare le difficoltà nel lungo periodo.

Educare al percorso significa:

  • aiutare i figli a scegliere mete controllabili;
  • spezzare obiettivi grandi in micro-passaggi;
  • normalizzare ostacoli e fluttuazioni;
  • celebrare i progressi e non solo i risultati;
  • restare genitori, senza trasformarsi continuamente in allenatori.

Cosa ci dice la psicologia dello sport

Molte delle principali teorie motivazionali vanno nella stessa direzione.

La Self-Determination Theory di Deci e Ryan sottolinea quanto i giovani crescano meglio quando si sentono:

  • autonomi (“sto scegliendo”),
  • competenti (“sto migliorando”),
  • sostenuti nelle relazioni.

Il Growth Mindset di Carol Dweck ci ricorda invece che gli errori non sono fallimenti identitari, ma informazioni utili per crescere. Per questo è importante rinforzare ciò che il ragazzo fa — impegno, strategie, perseveranza — e non etichettare ciò che “è”.

Anche il Goal Setting mostra come gli obiettivi più efficaci siano quelli specifici, realistici e legati al processo.

In altre parole: un figlio non cresce bene perché gli diciamo continuamente quanto è bravo. Cresce meglio quando impara a leggere il proprio percorso, a tollerare gli errori e a riconoscere i piccoli progressi.

Celebrare le “vittorie invisibili”

Nello sport giovanile esistono molte vittorie che non finiscono sul tabellino. La ragazza timida che finalmente comunica in campo. Il ragazzo che torna ad allenarsi dopo una gara difficile. Chi riesce a respirare invece di arrabbiarsi. Chi prova un gesto nuovo senza paura di sbagliare. Sono conquiste meno visibili, ma spesso molto più formative.

Per questo può essere utile creare piccoli rituali familiari di celebrazione del percorso:

  • il momento della settimana in cui si racconta una difficoltà affrontata bene;
  • una domanda fissa dopo la gara;
  • il riconoscimento di un atteggiamento coraggioso;
  • il valorizzare costanza e presenza, anche quando il risultato manca.

Il genitore non costruisce la strada

Forse il messaggio centrale è questo: un genitore efficace non costruisce la strada, ma invita a percorrerla.

Lo sport può diventare una palestra di resilienza, identità, gestione emotiva e consapevolezza di sé. Ma perché questo accada, i ragazzi hanno bisogno di adulti presenti, capaci di sostenere senza sostituirsi. Non serve essere perfetti. Serve esserci, con ascolto, con curiosità, con la disponibilità ad accompagnare, anche nei momenti difficili, un percorso che appartiene prima di tutto a loro.

Accompagnare anche i genitori fa parte del percorso

In SMA crediamo che il percorso sportivo dei giovani atleti non riguardi solo ciò che accade in allenamento o in gara. Anche il contesto relazionale in cui crescono — fatto di allenatori, compagni e soprattutto genitori — ha un impatto profondo sul loro modo di vivere lo sport, affrontare le difficoltà e costruire fiducia in sé stessi.

Per questo, oltre al lavoro con gli atleti, ci occupiamo anche di affiancare e sostenere i genitori nel delicato compito di accompagnare i figli nel loro percorso sportivo e personale.

Lo facciamo attraverso:

  • incontri di formazione e confronto;
  • consulenze dedicate ai genitori;
  • momenti di condivisione con famiglie e società sportive;
  • webinar e incontri online Open Academy;
  • percorsi pensati per aiutare gli adulti a sostenere senza sostituirsi, guidare senza aumentare pressione, restare presenti senza perdere il ruolo educativo.

Perché crescere nello sport è un percorso di squadra.

E anche i genitori, spesso, hanno bisogno di uno spazio in cui fermarsi, riflettere e trovare strumenti utili per accompagnarlo con maggiore serenità e consapevolezza.

Sandro Anfuso – Psicologo dello Sport – Psicoterapeuta – SMA Team

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Bibliografia essenziale:

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  • Duckworth, A. (2016). Grit: The power of passion and perseverance. Scribner.

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