Quando il gesto non “accade” più. Corpo, controllo e fiducia negli sport ad alta complessità
Nel percorso sportivo, soprattutto negli sport ad alta complessità coordinativa, esistono momenti in cui l’atleta non è in difficoltà per mancanza di tecnica, forza o motivazione.
Il gesto c’è, ma non scorre più. Il corpo sembra non riconoscerlo, il movimento perde fluidità e l’atleta fatica a orientarsi mentre lo esegue.
In ginnastica artistica questo fenomeno è noto come twisties: una perdita temporanea dell’orientamento spazio-corporeo durante movimenti altamente automatizzati. È diventato noto al grande pubblico grazie alle parole di Simone Biles, che ha descritto con grande lucidità la sensazione di “non sapere più dove si trovava in aria”.
Dal punto di vista della psicologia dello sport, non si tratta di paura, né di un semplice blocco mentale. È piuttosto una interferenza nel controllo motorio automatico: il sistema nervoso smette di anticipare il movimento e l’atleta prova, spesso senza accorgersene, a guidarlo in modo cosciente. Più controllo, però, significa meno fluidità.
“Skilled performance breaks down when performers attempt to consciously control movements that normally run outside of awareness.”
Beilock & Carr, 2001
Esperienze simili emergono anche in altri sport acrobatici, per esempio nei tuffi, quando il timing e la percezione della rotazione si frammentano, o nello skateboarding, dove trick consolidati diventano improvvisamente rigidi, spezzati, poco “sentiti”. In tutti questi casi il corpo non ha dimenticato il gesto: ha perso temporaneamente fiducia nel movimento.
Il lavoro dello psicologo dello sport non è spingere l’atleta a riprovare, ma aiutarlo a ricostruire le condizioni di sicurezza, attenzione e predizione che permettono all’automatismo di riattivarsi. Significa allenare il focus, ridurre l’overcontrollo, rispettare i segnali corporei e costruire progressioni di rientro coerenti.
La fluidità, infatti, non nasce dal controllo istante per istante, ma dalla capacità del sistema di anticipare ciò che sta per accadere.
“The nervous system relies on prediction to produce smooth and coordinated movement.”
Wolpert & Flanagan, 2001
Il messaggio che portiamo in SMA è chiaro: anche queste fasi fanno parte del percorso di performance. Si possono attraversare e allenare, ma solo seguendo una linea di rispetto per sé e per il proprio
In Sport Mindset Agency accompagniamo atleti e staff a leggere questi momenti non come incidenti di percorso, ma come segnali funzionali del sistema di performance. Il nostro lavoro non consiste nel “sbloccare” il gesto, ma nel ricostruire le condizioni perché il corpo torni a muoversi con fiducia, chiarezza e continuità.
Attraverso un lavoro integrato su attenzione, regolazione emotiva e progressioni di rientro, aiutiamo l’atleta a rispettare i propri segnali, ridurre l’overcontrollo e rientrare gradualmente nel gesto senza forzature. È un percorso che tutela la prestazione, ma soprattutto la relazione dell’atleta con il proprio corpo e con il proprio sport.
Se questi temi risuonano con la tua esperienza sportiva, in Sport Mindset Agency li affrontiamo all’interno di percorsi di supporto psicologico e di formazione dedicati agli atleti e agli staff, con l’obiettivo di allenare non solo il gesto, ma le condizioni che permettono al gesto di accadere.
Una domanda finale per te, atleta: Quando il movimento non scorre più, stai cercando di forzarlo… o stai creando le condizioni perché il tuo corpo possa tornare a fidarsi?
Dr. Sandro ANFUSO (Psicologo dello Sport – Psicoterapeuta SMA Team).
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Riferimenti bibliografici essenziali
Beilock, S. L., & Carr, T. H. (2001). On the fragility of skilled performance: What governs choking under pressure?Journal of Experimental Psychology: General, 130(4), 701–725.
Wolpert, D. M., & Flanagan, J. R. (2001). Motor prediction. Current Biology, 11(18), R729–R732.
Wulf, G. (2013). Attentional focus and motor learning: A review of 15 years. International Review of Sport and Exercise Psychology, 6(1), 77–104.
